Signor Presidente, Viceministro, colleghi, non so se oggi siamo qui per valutare l’efficacia propagandistica di questa proposta di legge oppure la sua appropriatezza in direzione di un reale miglioramento del nostro sistema di riscossione dei tributi. Quello dell’abolizione di Equitalia è stato uno dei temi principali intorno al quale il MoVimento 5 Stelle ha organizzato e montato la piazza durante l’ultima campagna elettorale. Una proposta di legge che utilizza il disagio sociale come prodotto di facile vendita su un mercato in espansione come quello dell’indignazione e che ha registrato un’inedita mancanza di scrupoli da parte di diversi rappresentanti del MoVimento 5 Stelle nello strumentalizzare persino morti e suicidi, indotti, a loro dire, dall’agente della riscossione.
Un marketing non convenzionale che ha ossessivamente alimentato lo spazio virtuale, ma che ha prodotto scarsi risultati, direi anzi risultati fallimentari in termini di consenso reale. Malgrado la proposta sia stata quindi congegnata con una finalità chiaramente elettoralistica, dobbiamo discutere in Aula, vista la perseveranza nel volercela portare, facendo finta di dimenticare che avevamo tutti condiviso di riformare la riscossione attraverso la delega fiscale che contiene una specifica previsione tale da consentire al Governo e al Parlamento di aprire una discussione seria sul funzionamento dell’apparato erariale. Perché questo è la delega fiscale, una completa riorganizzazione strutturale del fisco. E dentro questa riorganizzazione ci sta l’attività di accertamento e riscossione, dove si è rappresentato, agli occhi dell’opinione pubblica, uno Stato spietato, che insegue i propri debitori contribuenti, li spreme fino all’ultimo e li abbandona a loro stessi. Non solo lo Stato ed Equitalia, ma anche quello delle commissioni tributarie, sulla cui indipendenza e terzietà si sono sollevati molti dubbi. E lo stato dei processi tributari, irragionevolmente lunghi e privi di adeguate garanzie costituzionali.
Su questi temi arriveranno presto i decreti legislativi. Il Governo ha il potere di trasformare Equitalia da società per azioni in ente pubblico in senso stretto e di eliminare l’aggio esattoriale, il vero spauracchio degli imprenditori e dei cittadini in lotta con il fisco. Anche se bisognerà comunque trovare il modo, magari all’interno di un contratto di servizio, di far pagare le spese sostenute per l’incasso delle tasse non pagate su coloro che non hanno adempiuto alla prestazione tributaria. Troverei ingiusto che questi costi gravassero in ugual misura sui contribuenti onesti, che a volte affrontano anche rinunce pur di pagare puntualmente le tasse.
Un altro aspetto qualificante è poi la riorganizzazione della riscossione dei tributi locali – parlo sempre, ovviamente della delega fiscale – affidata in via provvisoria ad Equitalia. È da anni che il suo scorporo viene di volta in volta rinviato. In questo ambito, Equitalia non ha prodotto le sue migliori performance. La riscossione nazionale va certamente divisa da quella locale, ma va comunque ripensato lo strumento per la riscossione. Che senso ha averne due, il ruolo e l’ingiunzione ? E perché Equitalia deve avere uno strumento diverso e più efficace rispetto a quello che utilizzano gli altri concessionari ? Credo sia opportuno, visto che sull’ingiunzione abbiamo soltanto un regio decreto di cento anni fa, disciplinare con legge la materia, adeguandola al mutamento dei tempi. E comunque va rafforzata l’indipendenza dell’agenzia dalla riscossione, soggetti distinti con funzioni separate e con vertici non coincidenti nella medesima persona. Sarebbe in ogni caso sbagliato che allo stesso soggetto competesse, sia la fase dell’accertamento dell’imposta, sia quella della riscossione.

Riesce difficile credere che chi sbaglia un accertamento solo cambiando abito riconosca l’errore. La rilettura di Equitalia rientra, dunque, nel più ampio progetto di fisco amico in ambito di accertamento e di riscossione.
Concentrare le strategie di sviluppo della tax compliance unicamente sulla deterrenza non soltanto è sbagliato ma può essere addirittura controproducente. La deterrenza va usata con consapevolezza ed è efficace solo se accompagna o rafforza un sistema di valori e di norme. Vorremmo si attualizzasse una dichiarazione del vicepresidente di Equitalia, il dottor Di Capua. Metà della nostra azione – dichiarava Di Capua – è finalizzata ad assistenza e servizio, l’altra metà al contrasto dell’evasione, improntando – va aggiunto – l’approccio al contribuente ai principi di imparzialità, rispetto e collaborazione.
Vanno in definitiva aumentate le opportunità di adempiere spontaneamente, rendendo al contempo più difficile evadere. L’amministrazione fiscale si è concentrata di più su questo secondo versante mentre sarebbe certamente proficuo agevolare il pagamento delle tasse, riducendo gli ostacoli che il contribuente incontra in termini di complessità delle procedure e di tempo da impiegare. Ad esempio, è possibile incrementare la compliance con un linguaggio comprensibile anche ai non addetti ai lavori o attraverso siti Internet accessibili o ancora ricorrendo a modelli di dichiarazione di facile compilazione o addirittura precompilati, come già proposto dal Governo.
Con questa proposta prenderemmo una scorciatoia che non ci porterebbe da nessuna parte. Anzi, con la restituzione dei ruoli già in essere ai creditori, allo Stato e agli enti locali si aprirebbe una voragine. Forse involontariamente gli estensori di questa proposta di legge hanno fatto questa previsione, visto che da un attento esame di ciò che comporterebbe dar seguito a quello che prevedono, in particolare all’articolo 2, avremmo un abbattimento complessivo di 144,2 miliardi. Questo per il fatto che il carico relativo a sanzioni iscritte a ruolo, oggetto di estinzione è il 35 per cento del carico affidato; il carico relativo di interessi iscritti a ruolo oggetto di estinzione è il 7 per cento del carico affidato e, in ogni caso, la proposta comporterebbe un sicuro abbattimento delle voci relative agli interessi di mora, all’aggio di riscossione e, presumibilmente, agli interessi per dilazione di pagamento.
Voglio fare anch’io una citazione come il mio collega Pelillo. Sisto V, un Papa marchigiano del Seicento, riformò a sorpresa il fisco dello Stato pontificio e si avvalse, come esattori, di marchigiani come me che ancora oggi sono inseguiti dal detto: meglio un morto in casa che un marchigiano alla porta. Non vorrei che gli esattori di oggi vista l’agitazione con la quale si sventolano determinati argomenti facessero la fine dei marchigiani di allora che furono gettati dalle mura di Perugia.