Ieri, mercoledì 8 ottobre 2014, sono stato relatore per la Commissione Finanze della Camera dei Deputati della Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2014.
Al fine di richiamare il contesto decisionale in cui si inserisce la Nota, preliminarmente si ricorda innanzitutto che, sulla base del calendario previsto nell’ambito del Semestre europeo, la legge n. 196 del 2009 (legge di contabilità pubblica) dispone che il processo di programmazione economica inizi il 10 aprile, data di presentazione alle Camere del Documento di economia e finanza (DEF), al fine di consentire al Parlamento di esprimersi sugli obiettivi programmatici in tempo utile per l’invio, entro il 30 aprile, al Consiglio dell’Unione europea e alla Commissione europea, del Programma di stabilità e del Programma nazionale di riforma (PNR) contenuti nel DEF.
Sulla base del PNR e del Patto di Stabilità contenuti nel DEF 2014, la Commissione europea, ha elaborato le raccomandazioni di politica economica e di bilancio rivolte ai singoli Stati, che nel mese di luglio il Consiglio ECOFIN ha provveduto ad esaminare ed approvare, anche sulla base degli orientamenti espressi dal Consiglio europeo di giugno. Si tratta di 7 Raccomandazioni, concernenti rispettivamente la riduzione del debito, l’efficienza e qualità della pubblica amministrazione, il sistema finanziario, il sistema fiscale, il mercato del lavoro ed, infine, la concorrenza. Ad esse è dedicato il capitolo V della Nota, con l’indicazione delle azioni intraprese per attuarle.
Anche al fine di tener conto delle raccomandazioni formulate dalle autorità europee, la legge di contabilità prevede inoltre la presentazione, entro il 20 settembre di ogni anno, di una Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza.
Per quanto riguarda il contenuto proprio della Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, l’articolo 10-bis della citata legge di contabilità stabilisce che essa deve contenere l’eventuale aggiornamento delle previsioni macro-economiche e di finanza pubblica per l’anno in corso e per il periodo di riferimento, nonché le eventuali modifiche e integrazioni al DEF conseguenti alle raccomandazioni del Consiglio europeo relative al Programma di stabilità e al PNR.
Con la Nota sono altresì aggiornati gli obiettivi programmatici individuati dal DEF, al fine di prevedere una loro diversa ripartizione tra lo Stato e le amministrazioni territoriali ovvero di recepire le indicazioni contenute nelle raccomandazioni eventualmente formulate dalla Commissione europea; l’obiettivo di saldo netto da finanziare del bilancio dello Stato e di saldo di cassa del settore statale; il contenuto del Patto di stabilità interno e le sanzioni da applicare in caso di mancato rispetto del Patto medesimo, nonché il contenuto del Patto di convergenza, e le misure volte a realizzare il percorso di convergenza previsto dall’articolo 18 della legge n. 42 del 2009 di attuazione del federalismo fiscale.
La Nota da quindi conto di eventuali disegni di legge che, a completamento della manovra di bilancio, il Governo considera collegati alla decisione di bilancio.
Per quanto riguarda la manovra 2015-2017 la Nota elenca, in particolare, il disegno di legge recante misure in tema di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche (A.S. 1577); il disegno di legge recante misure per la revisione della spesa e per la promozione dell’occupazione e degli investimenti nei settori del cinema e dello spettacolo dal vivo; il disegno di legge delega in tema di revisione dell’ordinamento degli enti locali.
La Nota di aggiornamento del DEF contiene altresì, all’Allegato I, le relazioni sulle spese di investimento e le relazioni sulle relative leggi pluriennali, nonché, all’Allegato II, la Relazione, redatta ai sensi dell’articolo 6 della legge n. 243 del 2012 (di attuazione del principio del pareggio di bilancio recentemente introdotto in Costituzione), con la quale si illustra l’aggiornamento del piano di rientro verso il pareggio di bilancio (MTO) contenuto nel Documento di economia e finanza 2014.
Passando quindi al contenuto specifico della Nota 2014 essa si articola in 5 capitoli, relativi, rispettivamente, al quadro complessivo e agli obiettivi di politica economica, al quadro macroeconomico, all’indebitamento netto e al debito pubblico, all’analisi di sostenibilità della finanza pubblica e alla strategia nazionale e alle raccomandazioni del Consiglio europeo.
Sintetizzando in brevi termini il contenuto dei capitoli da 1 a 4, per quanto riguarda il quadro di finanza pubblica la Nota di aggiornamento evidenzia come il peggioramento del quadro macroeconomico rispetto al quadro previsionale contenuto nel DEF 2014 di aprile – con un PIL che oltre a diminuire in termini reali decresce anche in termini nominali – si rifletta sull’evoluzione della finanza pubblica.
In particolare la Nota prevede per il 2014 un indebitamento netto a legislazione vigente del 3 per cento del PIL, pari, quindi, alla soglia definita dalle regole di bilancio europee, mentre le previsioni assunte nel DEF lo collocavano al 2,6 per cento. Il peggioramento scaturisce dalla discesa dell’avanzo primario rispetto alle stime di aprile (dal 2,6 all’1,7 per cento del PIL), solo in parte compensata dalla flessione della spesa per interessi (-0,5 per cento sul PIL, da 82,6 a 76,7 miliardi in valore assoluto).
Tale confronto è peraltro influenzato, e quindi parzialmente inficiato, dall’adozione del nuovo sistema contabile Sec 2010.
Parte del peggioramento dell’avanzo primario è invece ascrivibile alle previsioni di crescita del PIL, meno favorevoli rispetto al DEF. Nel 2015 l’indebitamento netto tendenziale dovrebbe attestarsi al 2,2 per cento del PIL, a fronte del 2 per cento stimato nel DEF, per effetto delle medesime cause incidenti sul 2014.
Successivamente, l’indebitamento netto dovrebbe ridursi all’1,8 per cento del PIL nel 2016 e quindi allo 0,8 per cento nel 2018, beneficiando sempre della riduzione della spesa per interessi, in calo fino al 4,2 per cento sul PIL nel 2018. Tale scenario rifletterebbe una graduale chiusura degli spread rispetto ai Bund tedeschi, dagli attuali valori ormai stabilmente inferiori ai 200 punti base, a 150 punti base e quindi fino ai 100 punti base del triennio 2016-2018.
L’evoluzione delle entrate finali e della pressione fiscale dovrebbero registrare una sostanziale invarianza alla fine del periodo di riferimento rispetto al 2014, con un picco nel 2016. Tale evoluzione risente anche delle innovazioni contabili introdotte dal Sec 2010, mentre viene ricordato che la riduzione del cuneo fiscale per i redditi da lavoro medio-bassi (il cosiddetto bonus degli 80 euro) non incide, essendo stata contabilizzata come maggiore spesa per trasferimenti alle famiglie.
Le spese diverse dagli interessi beneficiano invece degli effetti di contenimento delle misure varate negli anni precedenti e degli ulteriori risultati attesi dalla ristrutturazione della spesa avviata con la spending review. La spesa primaria è prevista ridursi dal 46,6 per cento del 2014 al 44,8 per cento del 2018, in calo quindi di quasi 2 punti percentuali sul PIL.
Nel quinquennio 2014-2018 l’avanzo primario passa dall’1,7 per cento del 2014 al 3,4 (tendenziale) del 2018. Pur permanendo per tutto il periodo su valori ampiamente positivi, per tale saldo si registra tuttavia, rispetto alle previsioni di aprile, un significativo peggioramento (circa 1 punto percentuale di PIL nel 2014 e nel 2015 e 1,5 punti percentuali nel triennio successivo).
La Nota di Aggiornamento prevede, invece, un consistente miglioramento del trend della spesa per interessi dal 2014 al 2018 rispetto a quello riportato dal DEF. Nel periodo in esame il rapporto sul PIL scende di circa mezzo percentuale, passando da 4,7 a 4,2 punti percentuali di PIL.
Per quanto attiene quadro programmatico, la Nota, presenta, oltre alle nuove previsioni macroeconomiche ed al nuovo quadro tendenziale di finanza pubblica un aggiornamento degli obiettivi programmatici di finanza pubblica.
L’indebitamento netto programmatico per il 2014 è rivisto al 3 per cento del PIL rispetto al 2,6 per cento fissato nel DEF. Per quanto concerne il 2015, il Governo ritiene di dover finanziare gli impegni di spesa e la riduzione della pressione fiscale che saranno contenuti nella prossima Legge di stabilità soltanto in parte mediante riduzioni di spesa: in ragione di ciò l’indebitamento netto programmatico del 2015, fissato al 2,9 per cento del PIL, oltre ad essere superiore al livello programmatico previsto nel DEF (1,8 per cento), sarà anche superiore di 0,7 punti percentuali rispetto al valore tendenziale, pari al 2,2 per cento.
Lo spazio di bilancio in tal modo creato nel 2015 verrebbe impiegato, secondo la strategia di bilancio che il Governo definirà in dettaglio nella Legge di stabilità, alla riduzione permanente della pressione fiscale delle famiglie con redditi medio-bassi e delle imprese al fine di supportare la domanda aggregata e di migliorare la competitività. Per il 2016, l’indebitamento netto nominale programmatico, pari all’1,8 per cento del PIL, non prefigura alcuna correzione coincidendo con quello a legislazione vigente, il quale invece verrà migliorato di 0,4 punti percentuali nel 2017 e di 0,6 punti nel 2018. Sulla base di quanto espone la Nota, il peggioramento dell’indebitamento netto programmatico del 2015 rispetto al tendenziale è interamente riconducibile alla riduzione dell’avanzo primario programmato, mentre la correzione (migliorativa) del 2017 e del 2018 è parzialmente dovuta al più favorevole andamento della spesa per interessi.
Per quanto concerne l’avanzo primario programmatico del 2014, pari all’1,7 per cento del PIL, questo coincide con il valore tendenziale, mentre nel 2015 i due valori presentano una differenza di 0,7 punti percentuali (1,6 per cento programmatico contro 2,3 per cento tendenziale) corrispondente a quella tra i valori dell’indebitamento netto che, come sopra detto, indica una manovra di orientamento espansivo di pari ammontare. La manovra programmata nel 2017 e nel 2018 torna invece ad assumere una direzione correttiva, con una andamento programmato dell’avanzo primario superiore – rispettivamente di 0,3 e 0,5 punti percentuali – ai livelli tendenziali per il biennio in questione.
In considerazione delle circostanze economiche che configurerebbero un evento eccezionale, e del potenziale impatto negativo sulla crescita prodotto dalla manovra correttiva necessaria al raggiungimento dell’Obiettivo di medio termine (OMT – corrispondente, per l’Italia, al pareggio di bilancio strutturale), il Governo ritiene di dover rivedere il percorso di consolidamento di bilancio rispetto a quanto previsto nel DEF di aprile.
Per far ciò, il Governo intende avvalersi delle possibilità di discostarsi dal percorso di convergenza all’OMT prevista dalla normativa nazionale e da quella europea sia in presenza di eventi eccezionali che in associazione all’attuazione di riforme strutturali che migliorino la sostenibilità delle finanze pubbliche nel lungo periodo.
Pertanto, in termini strutturali, al netto della componente ciclica e delle misure una tantum, l’obiettivo del pareggio di bilancio viene spostato, rispetto al DEF di aprile, dal 2016 al 2017. Nel 2014 e nel 2015 è programmato un indebitamento netto strutturale pari a 0,9 per cento del PIL (nel DEF erano programmati valori rispettivamente pari a 0,6 per cento e 0,1 per cento negli stessi anni) mentre nel 2016 l’indebitamento strutturale è fissato a 0,4 per cento del PIL, con una variazione rispetto all’anno precedente di 0,5 punti percentuali che, secondo la Nota, prefigura una ripresa della convergenza verso l’OMT.
Per quanto concerne la pressione fiscale a legislazione vigente, essa è prevista nella Nota di aggiornamento costante nel 2014 (43,3 per cento) rispetto al 2013, e in leggero aumento nei due anni successivi (43,4 nel 2015 e 43,6 nel 2016) per poi tornare al livello precedente nel 2017 (43,3 per cento) e quindi diminuire lievemente nel 2018 (43,2 per cento).
Per quel che riguarda l’evoluzione del rapporto debito pubblico/PIL, questo risente in misura significativa delle modifiche apportate per effetto dell’adozione del Sec 2010. Pertanto il 2014 dovrebbe chiudersi con un rapporto debito/PIL (al lordo dei sostegni finanziari agli altri Stati membri dell’UEM e dei debiti pregressi della PA) pari al 131,6 per cento, notevolmente inferiore rispetto a quello programmato nel DEF, 134,9 per cento, in gran parte a causa delle revisioni statistiche che hanno riguardato sia la diversa classificazione delle poste che compongono il livello del debito pubblico sia di quelle che compongono il PIL. Il livello del debito, inoltre, è stato modificato anche in relazione alla diversa definizione del perimetro delle Amministrazioni pubbliche. La Tabella seguente espone i livelli programmatici del rapporto debito/PIL della Nota di aggiornamento e del DEF.
In assenza delle modifiche statistiche introdotte dal Sec 2010, la Nota di aggiornamento stima che si sarebbe avuto un rapporto debito/PIL nel 2014 pari a circa il 136,6 per cento, superiore, quindi, rispetto alla stima del DEF per lo stesso anno a causa principalmente della minore crescita economica nominale, di un maggiore fabbisogno del settore pubblico e di minori introiti da privatizzazioni rispetto a quanto precedentemente previsto. Motivazioni analoghe spiegano la diversa dinamica del debito negli anni successivi rispetto a quanto programmato nel DEF. Infatti, mentre nel DEF si prevedeva una riduzione del rapporto debito/PIL già a partire dal 2015, nella Nota di aggiornamento tale inizio di riduzione è posticipata al 2016, mentre nel 2015 si avrebbe un aumento di 1,8 punti percentuali di PIL rispetto al precedente anno, soprattutto a causa – spiega la Nota – di una minore crescita del PIL nominale rispetto al previsto, nonché di un maggiore livello del fabbisogno del settore pubblico. Dal 2016 il rapporto debito/PIL inizierebbe a scendere con una dinamica simile a quella prevista nel DEF nonostante il previsto rallentamento della crescita economica, ciò parzialmente grazie alle privatizzazioni da cui il Governo conta di ottenere un gettito pari allo 0,7 per cento annui dal 2015. Nel 2017 e nel 2018 le buone prospettive economiche (sia in termini di crescita reale che di andamento dei prezzi), il miglioramento dei saldi di cassa della finanza pubblica e gli introiti da privatizzazioni consentirebbero di imprimere al debito una dinamica decrescente fino al livello del 124,6 per cento del 2018.
Per quanto attiene ai profili patrimoniali, la Nota segnala come ai fini della riduzione del debito pubblico – nell’ambito del Piano pluriennale di valorizzazione del patrimonio pubblico – a seguito della costituzione, nel maggio 2013, della Società di gestione del risparmio Invimit SGR (sulla base di quanto dispone l’articolo 33 del decreto-legge n. 98 del 2011), nel mese di febbraio 2014 sia stato istituito il “Fondo dei fondi” denominato “i3 Core” e sia stato chiuso il primo periodo di sottoscrizione delle quote. La legge di stabilità 2014, inoltre, ha previsto un programma straordinario di cessione di immobili pubblici allo scopo di conseguire introiti pari ad almeno 1,5 miliardi di euro nel triennio 2014-2016.
Relativamente al programma di dismissioni di partecipazioni detenute dallo Stato delineato nel DEF di aprile (cessione della quota di minoranza in Poste Italiane, ENAV e cessione dell’intera partecipazione detenuta in STH, holding di controllo della società operativa STMicroelectronics (STM)), due decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri emanati il 16 maggio 2014 prevedono per Poste Italiane la cessione mediante Offerta Pubblica di Vendita (OPV) di una quota non superiore al 40 per cento del capitale sociale e per ENAV la cessione, prioritariamente mediante OPV ed eventualmente mediante trattativa diretta, di una quota non superiore al 49 per cento del capitale sociale.
In merito alla cessione delle quote di società indirettamente controllate dallo Stato previste dal programma delineato nel DEF, la Nota segnala che nel mese di giugno 2014 si è conclusa l’operazione di quotazione di Fincantieri mediante collocamento sul mercato di azioni di nuova emissione per un controvalore complessivo di circa 357 milioni di euro, mentre è in via di perfezionamento la dismissione di circa il 35 per cento, per un controvalore di circa 2,1 miliardi, di CDP Reti da parte di CDP.
Passando quindi al capitolo V della Nota di aggiornamento, relativo alla Strategia nazionale e alle raccomandazioni europee, si ricorda che sul Piano nazionale di riforme (PNR) e sul Patto di Stabilità contenuti nel DEF 2014 la Commissione Europea ha approvato il 2 giugno 2014 le raccomandazioni di politica economica e di bilancio per ciascun Paese dell’UE, che il successivo 8 luglio sono poi state approvate dal Consiglio ECOFIN, anche sulla base degli orientamenti espressi dal Consiglio Europeo del 26-27 giugno. Per l’Italia è intervenuta, sulla base della raccomandazione della Commissione COM (2014) 413 final, la raccomandazione 2014/C 247/11 da parte del Consiglio ECOFIN.
Tale documento reca 8 raccomandazioni, concernenti:
– il conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica previsti per il 2014 e di quelli attinenti al pareggio strutturale di bilancio per il 2015, garantendo nel contempo un incremento dell’efficienza e della qualità della spesa pubblica;
– il miglioramento dell’efficienza del sistema fiscale, con riguardo, tra l’altro, al trasferimento del carico fiscale dai fattori produttivi ai consumi, all’attuazione entro marzo 2015 della legge delega sulla riforma, al perseverare nella lotta all’evasione fiscale, anche con riguardo al contrasto all’economia sommersa ed al lavoro irregolare;
– in merito alla pubblica amministrazione ed al sistema giudiziario, un aumento dell’efficienza della giustizia civile, il potenziamento delle misure anticorruzione ed una più soddisfacente gestione dei fondi dell’UE, specialmente nelle regioni del Mezzogiorno;
– il rafforzamento del settore bancario, anche per ridare impulso all’erogazione di prestiti all’economia reale e un miglior funzionamento del mercato dei capitali per promuovere l’accesso delle imprese ai finanziamenti non bancari;
– la necessità di monitorare entro la fine del 2014 gli effetti delle riforme del mercato del lavoro, valutando necessità di ulteriori interventi, anche con riguardo alla tutela sociale dei disoccupati ed al coordinamento ed efficienza dei servizi pubblici per l’impiego. Va anche migliorata l’efficacia dei regimi di sostegno alla famiglia e la qualità dei servizi a favore dei nuclei familiari a basso reddito con figli;
– la riduzione dei tassi di abbandono scolastico, rendendo a tal fine operativo il sistema nazionale per la valutazione degli istituti scolastici, ed accrescere l’apprendimento basato sul lavoro, con riguardo alla formazione ed all’orientamento professionale;
– la rimozione degli ostacoli e delle restrizioni che ancora persistono alla concorrenza nei settori dei servizi professionali e dei servizi pubblici locali, delle assicurazioni, della distribuzione dei carburanti, del commercio al dettaglio e dei servizi postali, semplificando inoltre procedure degli appalti pubblici;
– la necessità di garantire, con riguardo alle industrie di rete, la piena operatività dell’Autorità di regolazione dei trasporti ed il potenziamento della gestione portuale.
Per quanto riguarda la Raccomandazione n. 1 della Commissione europea, relativa alla Sostenibilità delle finanze pubbliche, per ciò che attiene ai profili di competenza della Commissione Finanze, la Nota di aggiornamento dà conto in primo luogo del processo di valorizzazione e dismissione del patrimonio immobiliare.
La Nota dà conto, in particolare, del piano di alienazioni dell’Agenzia del Demanio per il 2014, nell’ambito del quale a luglio 2014 risultavano in vendita 137 immobili per un valore di circa 400 milioni.
Si ricorda, al riguardo, che la legge di stabilità 2014 ha previsto la definizione da parte del Governo di un programma straordinario di cessioni di immobili pubblici, compresi quelli detenuti dal Ministero della difesa e non utilizzati per finalità istituzionali. Tale programma, da definire entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge, sentite la Conferenza Unificata, le Commissioni parlamentari competenti e la Invimit SGR, deve consentire introiti per il periodo 2014-2016 non inferiori a 500 milioni di euro annui.
Inoltre nell’ambito del cosiddetto federalismo demaniale, l’Agenzia del Demanio ha dato riscontro a 7.603 domande (su 9.367) presentate tramite la piattaforma web da parte di Regioni, Province e Comuni per l’acquisizione di beni immobili dello Stato e di beni in uso alla Difesa. Inoltre, sono state introdotte procedure più veloci per la valorizzazione degli immobili militari, che permettono di cambiarne la destinazione d’uso se tale variante è recepita nell’accordo di programma con l’amministrazione comunale.
Per quanto riguarda invece la razionalizzazione degli spazi in uso alle amministrazioni centrali, si ricorda che le stesse, ai sensi dell’articolo 24 del decreto-legge n. 66 del 2014, devono predisporre entro il 30 giugno 2015 un nuovo piano di razionalizzazione nazionale per assicurare, oltre al rispetto del parametro dei metri quadrati per addetto, un complessivo efficientamento della presenza territoriale, attraverso l’utilizzo degli immobili pubblici disponibili e la riduzione delle locazioni passive, in modo da garantire per ciascuna amministrazione dal 2016 una riduzione rispetto al 2014 di almeno il 50 per cento della spesa per locazioni e di almeno il 30 per cento degli spazi utilizzati (sono esclusi i presidi di pubblica sicurezza, di soccorso pubblico e le carceri).
Un altro aspetto attinente ai profili di competenza della Commissione Finanze attiene al pagamento dei debiti commerciali delle amministrazioni pubbliche, strumento volto anche a dare impulso al rilancio dell’economia del Paese, al cui riguardo viene precisato che nel biennio 2013 sono stati stanziati complessivamente 56,8 miliardi, 38,4 dei quali sono stati finora (il riferimento è alla data del 23 settembre, secondo l’ultimo aggiornamento disponibile sul sito del Ministero dell’economia) materialmente messi a disposizione delle amministrazioni richiedenti e, di questi, effettivamente pagati 31,3 miliardi.
Al riguardo si rammenta in particolare che il decreto – legge n.66 del 2014 ha introdotto la garanzia dello Stato sulla cessione dei crediti maturati al 31 dicembre 2013 e certificati alla data di entrata in vigore del decreto – legge (24 aprile 2014), ed ha esteso la stessa anche a quelli non ancora certificati a tale ultima data, qualora sussistano determinate condizioni. La cessione viene inoltre favorita introducendo la possibilità di ridefinirne i tempi di pagamento, con la concessione della garanzia dello Stato e l’intervento della Cassa Depositi e Prestiti (nonché di altre istituzioni finanziarie dell’UE e internazionali), che può acquisire i crediti in questione ai fini una ridefinizione degli stessi su un periodo quindicennale sulla base di apposite con convenzioni con l’Associazione bancaria Italiana (ABI).
Il provvedimento amplia inoltre l’utilizzabilità dell’istituto della compensazione tra crediti commerciali e debiti tributari, consentendo alle imprese ed agli altri contribuenti che vantano tali crediti nei confronti delle amministrazioni pubbliche, e nel contempo hanno debiti tributari, di poter compensare le due voci.
Nella Raccomandazione n. 2, concernente il sistema fiscale, la Commissione europea invita l’Italia a trasferire ulteriormente il carico fiscale dai fattori produttivi ai consumi, ai beni immobili e all’ambiente, nel rispetto degli obiettivi di bilancio, nonché a valutare l’efficacia delle misure di riduzione del cuneo fiscale, assicurandone il finanziamento per il 2015.
In merito, la Nota di aggiornamento al DEF rammentato le misure volte ad incrementare il reddito disponibile dei cittadini, anticipandone la loro ulteriore implementazione.
In particolare:
– per quanto concerne l’alleggerimento del carico fiscale sui fattori produttivi, la Nota ricorda il tax credit previsto dall’articolo 1 del decreto-legge n. 66 del 2014 per l’anno in corso, disposto in favore dei percettori di redditi da lavoro dipendente e assimilati, pari a 640 euro ove il reddito complessivo non superi i 24.000 euro e decrescente oltre tale soglia ed ad azzerarsi al raggiungimento di un livello di reddito pari a 26.000 euro: in merito la Nota segnala come la misura sia stata finanziata con le risorse reperite nel medesimo decreto-legge n. 66 del 2014, tra cui gli interventi di riduzione e riqualificazione della spesa pubblica, ribadendo inoltre l’intenzione del Governo di rendere la misura strutturale nel disegno di legge di Stabilità 2015;
– sempre in relazione agli interventi di tax design volti allo spostamento del baricentro dell’imposizione fiscale, la Nota evidenzia l’incremento, a decorrere dal 1° luglio 2014, dell’aliquota di tassazione dei redditi di natura finanziaria che è passata dal 20 al 26 per cento (articolo 3 del decreto-legge n. 66 del 2014), con affrancamento delle plusvalenze e minusvalenze maturate entro il 30 giugno 2014;
– per quanto concerne la riforma della tassazione immobiliare, la Nota ricorda che per effetto della legge di stabilità 2014, dal 1° gennaio 2014 è in vigore l’Imposta unica comunale (IUC) costituita dall’Imposta municipale propria (IMU), di natura patrimoniale, dal Tributo per i servizi indivisibili (TASI) e dalla Tassa sui rifiuti (TARI) destinata a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti: al riguardo la Nota, riferendosi ai dati a disposizione a maggio 2014, rileva come nel passaggio dall’IMU 2012 alla TASI/IMU 2014 sull’abitazione principale (nel 2013 l’IMU su tali immobili sostanzialmente non è stata dovuta, per effetto di numerosi interventi legislativi), risulti che i comuni che hanno deliberato le aliquote TASI registrano una diminuzione del numero di contribuenti per l’abitazione principale pari a 1,2 milioni; tale flessione viene imputata all’introduzione da parte di alcuni comuni di esenzioni per l’abitazione principale, nell’esercizio della propria potestà impositiva. La Nota di aggiornamento riferisce inoltre che il gettito IMU 2012 relativo all’abitazione principale è risultato di circa 1,6 miliardi a fronte di un gettito TASI/IMU 2014 stimato, a fine 2014, in circa 1,2 miliardi, con una riduzione complessiva del 29,3 per cento.
In tale contesto la Nota ricorda le modifiche – operate dal decreto-legge n. 66 del 2014 – alla tassazione immobiliare in agricoltura, con la ridefinizione delle aree i cui terreni agricoli sono da considerarsi esenti ai fini dell’ imposta Municipale Unica (IMU) e con l’esenzione dall’IMU per i terreni a immutabile destinazione agro-silvo-pastorale a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile non ricadenti in zone montane o di collina.
La Nota inquadra altresì nel solco della riduzione delle tasse sui fattori produttivi i seguenti interventi:
– la diminuzione del 10 per cento delle aliquote ordinarie IRAP (di cui all’articolo 2 del decreto – legge n. 66) per tutti i settori produttivi, dal periodo d’imposta 2014, di cui si prevede un’ulteriore riduzione con la legge di stabilità 2015;
– le misure concernenti le società cooperative e i loro consorzi, con l’esenzione del 23 per cento degli utili dalle imposte dirette, entro i limiti dei regolamenti UE in materia;
– il regime fiscale agevolato di natura temporanea (di cui all’articolo 1 del decreto- legge n. 83 del 2014), sotto forma di credito d’imposta, in favore delle persone fisiche e giuridiche che effettuano erogazioni liberali in denaro per interventi a favore della cultura e dello spettacolo (cosiddetto Art -bonus).
– riguardo al turismo, i crediti d’imposta a favore degli esercizi ricettivi che investono nella digitalizzazione e nella riqualificazione edilizia delle strutture di cui a gli articoli 9 e 10 del decreto-legge n. 83 del 2014;
– relativamente all’agricoltura, il credito di imposta, per il 2014, 2015 e 2016, nella misura del 40 per cento dell’investimento e non superiore a 50.000 euro per le imprese agricole, agroalimentari e della pesca e dell’acquacoltura per investimenti in infrastrutturazione elettronica per l’implementazione dell’e-commerce, nonché il credito di imposta per il periodo 2014, 2015 e 2016, nella misura del 40 per cento delle spese e non superiore a 400.000 euro per lo sviluppo di nuovi prodotti e la cooperazione di filiera tra imprese che producono prodotti agricoli e agroalimentari, della pesca e dell’acquacoltura;
– per il settore edilizio, le misure contenute nel decreto-legge n. 47 del 2014 relative in particolare alla riduzione dal 15 al 10 per cento, per il quadriennio 2014-2017, dell’aliquota della cosiddetta ‘cedolare secca’, ovvero dell’imposta sostitutiva sui proventi delle locazioni, purché a canone concordato e stipulate in specifiche aree geografiche, nonché le misure del decreto-legge n. 133 del 2014 che consentono di dedurre dall’imponibile delle persone fisiche non esercenti attività commerciali il 20 per cento della spesa sostenuta per la costruzione su terreno proprio o l’acquisto di immobili, se effettuati direttamente dall’impresa costruttrice o esecutrice dei lavori, a condizione che l’abitazione sia affittata per almeno otto anni a canone concordato, oppure con canoni da social housing;
– l’applicazione a regime delle deduzioni IRAP per l’incremento di base occupazionale, con particolare attenzione per le imprese agricole, le lavoratrici, per gli under 35 e per i lavoratori delle Regioni dell’Obiettivo convergenza.
Nel contesto della Raccomandazione n. 2 il Governo italiano è altresì invitato a riesaminare la portata delle agevolazioni fiscali dirette e allargare la base imponibile, in particolare sui consumi.
Al riguardo si ricorda che la delega fiscale di cui alla legge n. 23 del 2014 è anche orientata a proseguire il contrasto all’evasione e all’elusione e il riordino dei fenomeni di erosione fiscale (cosiddette tax expenditures), ferma restando la tutela, oltre che della famiglia e della salute, dei redditi di lavoro dipendente e autonomo, dei redditi da imprese minori e dei redditi da pensione. A questo fine, nelle procedure di bilancio sono inseriti un rapporto in materia di contrasto all’evasione fiscale e un rapporto sulle spese fiscali.
Per quanto concerne la tassazione ambientale, l’invito della Commissione europea all’Italia è a renderla più efficace, anche intervenendo sulle accise ed eliminando le sovvenzioni dannose per l’ambiente. Anche sotto questo profilo la legge di delega fiscale prevede nuove forme di fiscalità al fine di preservare e garantire l’equilibrio ambientale (green taxes), in raccordo con la tassazione già vigente a livello regionale e locale e nel rispetto del principio della neutralità fiscale: tale tassazione è finalizzata a orientare il mercato verso modi di consumo e produzione sostenibili. Si prevede inoltre la revisione della disciplina delle accise sui prodotti energetici anche in funzione del contenuto di carbonio, come previsto dalla proposta di Direttiva del Consiglio europeo in materia di tassazione dei prodotti energetici e dell’elettricità. Il gettito derivante dall’introduzione della carbon tax è destinato prioritariamente alla riduzione della tassazione sui redditi, in particolare sul lavoro generato dalla green economy, e alla revisione del finanziamento dei sussidi alle fonti di energia rinnovabili. In relazione alla destinazione del gettito la delega specifica che le risorse dovranno essere finalizzate anche alla diffusione e innovazione delle tecnologie e dei prodotti a basso contenuto di carbonio e al finanziamento di modelli di produzione e consumo sostenibili.
Sempre nell’ambio della Raccomandazione n. 2 la Commissione europea invita inoltre ad attuare la legge delega di riforma fiscale entro marzo 2015, con particolare attenzione alla riforma del catasto, la cui attuazione è strettamente connessa all’efficacia della riforma sulla tassazione immobiliare. In merito si rammenta che il 6 agosto 2014 la Commissione Finanze della Camera ha espresso parere favorevole, con alcune condizioni e osservazioni, allo schema di decreto legislativo riguardante la revisione delle Commissioni censuarie (Atto del Governo n. 100).
La Commissione europea raccomanda inoltre di sviluppare ulteriormente il rispetto degli obblighi tributari, rafforzando la prevedibilità del fisco, semplificando le procedure, migliorando il recupero dei debiti fiscali e modernizzando l’amministrazione fiscale.
Un ulteriore invito recato dalla Raccomandazione è quello a perseverare nella lotta all’evasione fiscale e adottare misure aggiuntive per contrastare l’economia sommersa e il lavoro irregolare.
In merito, si rammenta che le Commissioni Finanze ed Esteri della Camera hanno avviato l’esame del disegno di legge C. 2577 che ratifica ed esegue l’accordo tra il Governo della Repubblica Italiana e il Governo degli Stati Uniti d’America finalizzato a migliorare la compliance fiscale internazionale e ad applicare la normativa FATCA.
In merito la Nota rammenta che l’Italia è tra i promotori dell’iniziativa “early adopters” in materia di trasparenza e scambio automatico d’informazioni a fini fiscali che prevede l’implementazione del nuovo standard globale approvato a luglio 2014 dal Consiglio OCSE. Viene precisato che, secondo l’accordo, gli intermediari finanziari raccoglieranno le informazioni sia sui conti intrattenuti al 31 dicembre 2015 che su quelli aperti successivamente, mentre il primo scambio di informazioni tra autorità fiscali avrà luogo nel 2017.
La Nota richiama altresì il decreto legislativo n. 29 del 2014, che ha attuato la Direttiva 2011/16/UE, concernente la reciproca assistenza fra le autorità competenti degli Stati membri in materia di imposte dirette e di altre imposte (escluse: l’IVA, i dazi doganali e i contributi previdenziali), che disciplina le procedure relative allo scambio di informazioni di natura fiscale con le altre autorità competenti degli Stati Membri dell’Unione Europea.
Per quanto riguarda l’attività del Governo in rapporto all’evasione fiscale interna e gli inviti alla tax compliance, la Nota fa riferimento al “piano per la tax compliance” previsto dal decreto – legge n. 66 del 2014, basato su una maggiore collaborazione con le amministrazioni finanziarie nazionali e internazionali e sulla revisione di alcuni degli attuali strumenti di compliance.
Sul punto si ricorda che l’articolo 6, comma 2, del citato decreto – legge n. 66 dispone che il Governo, anche sulla base degli indirizzi delle Camere, definisce un programma di ulteriori misure ed interventi al fine di implementare, anche attraverso la cooperazione internazionale ed il rafforzamento dei controlli, l’azione di prevenzione e di contrasto all’evasione fiscale allo scopo di conseguire nell’anno 2015 un incremento di almeno 2 miliardi di euro di entrate dalla lotta all’evasione fiscale rispetto a quelle ottenute nell’anno 2013. Il programma deve essere definito a seguito della valutazione del Parlamento sul Rapporto sulla realizzazione delle strategie di contrasto all’evasione fiscale, sui risultati conseguiti nel 2013, specificati per ciascuna regione, e nell’anno in corso, nonché su quelli attesi.
Tale ultimo Rapporto, che doveva essere presentato alle Camere entro giugno 2014, è stato presentato il 3 ottobre 2014. Al riguardo la Nota segnala, in sede di valutazione degli incassi derivanti dall’attività di contrasto all’evasione fiscale, un gettito nel 2014 pari a circa 11 miliardi circa, con uno scostamento positivo di 1.194 milioni rispetto alle previsioni iscritte nel bilancio di previsione 2014, a fronte di un gettito nel 2013 pari a 10,688 miliardi, e con un incremento rispetto all’anno precedente di 313 milioni, che saranno destinati al Fondo per la riduzione della pressione fiscale di cui al comma 431 della legge di stabilità 2014.
Per quanto riguarda le misure di sostegno fiscale alle imprese, la Nota rammenta:
– il credito di imposta per l’acquisto di nuovi beni strumentali (di cui all’articolo 2 del decreto – legge n. 69 del 2013) pari al 15 per cento del valore degli investimenti realizzati fino al 30 giugno 2015, in eccedenza rispetto agli investimenti medi realizzati nei 5 periodi di imposta precedenti, per un importo minimo agevolabile pari a 10.000 euro;
– il credito di imposta IRES e IRAP fino a un massimo del 50 per cento per tutte le opere pubbliche costruite in project financing che comportano un investimento superiore ai 50 milioni, entro il limite massimo di 2 miliardi;
– l’emanazione di un bando per la concessione di agevolazioni (per un totale di 5 milioni) a favore di micro, piccole e medie imprese per la valorizzazione di disegni e modelli industriali al fine di accrescere la loro competitività sui mercati nazionali ed internazionali.
– la possibilità, prevista dai commi da 140 a 147 della legge n. 147 del 2013, per le società di capitali e per gli enti residenti sottoposti a IRES di effettuare la rivalutazione dei beni d’impresa e delle partecipazioni risultanti dal bilancio dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2012, attraverso il pagamento di un’imposta sostitutiva, con aliquota del 16 per cento per i beni ammortizzabili, e del 12 per cento per i beni non ammortizzabili, ovvero previo pagamento di un’imposta sostitutiva del 10 per cento per l’affrancamento del saldo attivo della rivalutazione;
– il credito di imposta a favore delle imprese che investono in attività di ricerca e sviluppo di cui all’articolo 3 del decreto – legge n. 145 del 2013, nel limite complessivo di 600 milioni per il triennio 2014-2016, a valere sulla programmazione 2014-2020 dei fondi strutturali, ai sensi del quale si prevede un credito d’imposta pari al 50 per cento delle spese incrementali sostenute dalle imprese rispetto all’anno precedente, con un’agevolazione massima di 2,5 milioni per impresa ed una spesa minima di 50.000 euro in ricerca e sviluppo per poter accedere all’agevolazione;
– il credito d’imposta per investimenti nella Banda Ultralarga di cui all’articolo 6, comma 1, del decreto – legge n. 133 del 2014, ai sensi del quale fino al 31 dicembre 2015 è concesso un credito d’imposta IRES e IRAP, entro il limite massimo del 50 per cento dell’investimento, per la realizzazione di interventi infrastrutturali di realizzazione di reti di comunicazione elettronica a Banda Ultralarga.
Nel quadro della Raccomandazione n. 3, relativa all’efficienza della pubblica amministrazione e giustizia, per quanto riguarda i profili di competenza della Commissione Finanze, la Nota dà conto dell’implementazione della fatturazione elettronica nei rapporti con la pubblica amministrazione.
Al riguardo si rammenta che l’articolo 25 del decreto – legge n. 66 del 2014 ha anticipato al 31 marzo 2015 l’obbligo di fatturazione elettronica per i pagamenti dovuti da tutte le pubbliche amministrazioni, inclusi gli enti locali. Nei confronti dei Ministeri, delle Agenzie fiscali e degli enti nazionali di previdenza rimane è già decorso il termine del 6 giugno 2014, a partire dal quale non possono più essere accettate fatture emesse o trasmesse in forma cartacea. Per le restanti amministrazioni pubbliche il precedente termine del 6 giugno 2015 è stato anticipato al 31 marzo 2015.
In tale direzione si muove anche l’articolo 9 della legge delega sulla riforma del sistema fiscale di cui alla legge n. 23 del 2014, che prevede una riduzione degli adempimenti amministrativi e contabili a carico dei contribuenti e, in particolar modo, l’incentivo all’utilizzo della fatturazione elettronica e la trasmissione telematica dei corrispettivi. Il legislatore ha quindi inteso inquadrare l’utilizzo della fattura elettronica all’interno di una strategia più ampia da attuare nei confronti dei contribuenti IVA, al fine di perseguire finalità di semplificazione e parallelo rafforzamento dei sistemi di controllo.
In tale contesto l’Agenzia delle Entrate, in forza delle disposizioni contenute nel Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze dell’8 marzo 2008, gestisce il Sistema di interscambio – SDI istituito dalla legge finanziaria per il 2008 ed è deputata:
– a presidiare il processo di ricezione e successivo inoltro delle fatture elettroniche alle Amministrazioni destinatarie;
– a gestire i dati in forma aggregata e i flussi informativi anche ai fini della loro integrazione nei sistemi di monitoraggio della finanza pubblica.
Nell’ambito della Raccomandazione n. 4, relativa al settore bancario e al mercato dei capitali, la Commissione Europea ha raccomandato al Governo italiano di rafforzare la resilienza del settore bancario, garantendone la capacità di gestire e liquidare le attività deteriorate per rinvigorire l’erogazione di prestiti all’economia reale.
Sotto il profilo del rafforzamento del settore bancario la Nota riferisce sulle misure adottate direttamente dagli istituti di credito, evidenziando come le iniziative intraprese sul piano interno hanno arginato il deterioramento della profittabilità tramite misure di contenimento dei costi (che ha abbassato il rapporto tra costi e ricavi dal 66,7 al 62,1 per cento) e come le banche italiane abbiano aumentato le richieste di collaterali ed abbiano operato interventi di ricapitalizzazione, per un ammontare complessivo superiore a 10 miliardi.
Inoltre la Nota menziona gli interventi della BCE e le conseguenti misure adottate dalla Banca d’Italia, in particolare por quanto riguarda le operazioni di rifinanziamento a lungo termine (Targeted Long-Term Refinancing Operations, TLTROs) della BCE, nonché l’avvio del piano di acquisto di attività cartolarizzate (asset-backed securities, ABS) e di obbligazioni garantite (covered bonds).
Per quanto concerne invece specificamente la regolamentazione del sistema bancario, rispetto al quale la Commissione raccomanda di continuare a promuovere e monitorare pratiche efficienti di governo societario in tutto il settore, con particolare attenzione alle grandi banche cooperative (banche popolari) e al ruolo delle fondazioni, al fine di migliorare l’efficacia dell’intermediazione finanziaria, la Nota richiama le misure adottate dalla Banca d’Italia per la regolamentazione del settore da essa vigilato attraverso numerosi aggiornamenti alle Disposizioni di vigilanza per le banche (contenute nella circolare n. 285 del 2013).
Con specifico riferimento alle Banche Popolari, tali disposizioni regolamentari intendono favorire la rappresentanza negli organi aziendali delle diverse componenti della base sociale e la più ampia partecipazione dei soci alle assemblee. A questo fine, sono state dettati norme e orientamenti in tema di deleghe conferibili a ciascun socio, esercizio del voto a distanza e, limitatamente alle banche popolari quotate, presentazione di liste per la nomina degli esponenti e integrazione dell’ordine del giorno per i soci che rappresentino la percentuale del capitale sociale indicata in statuto.
Secondo la Nota, la recente revisione delle norme in materia di governo societario delle banche migliorerà anche la governance delle Fondazioni bancarie, sulle quali si segnalano le nuove regole che rafforzano le procedure per la nomina dei membri del consiglio; enfatizzano il ruolo del presidente e, in particolare, il suo ruolo nella promozione del dialogo interno e nel garantire controlli adeguati; incoraggiano l’autovalutazione da parte dell’Ente.
In merito al tema dell’accesso al mercato dei capitali, la Commissione UE ha raccomandato all’Italia l’adozione di misure volte a promuovere l’accesso delle imprese, soprattutto di quelle di piccole e medie dimensioni, ai finanziamenti non bancari.
A questo proposito la Nota ricorda:
– l’operatività del Fondo Centrale di Garanzia, sottolineando che circa il 60 per cento del totale delle imprese assistite sono micro imprese, mentre le operazioni di finanziamento a favore delle medie imprese pesano per poco meno del 10 per cento (52.537 operazioni accolte per 7,6 miliardi di controvalore nei primi 7 mesi del 2014).
– le iniziative avviate dall’accordo tra la BEI, il MEF e il MISE relative: 1) all’impiego di 100 milioni del Fondo di garanzia per le PMI per coprire i rischi di prima perdita in progetti d’innovazione industriale di imprese di qualunque dimensione; il Governo stima che grazie a tali fondi la BEI attiverà un portafoglio di prestiti di 500 milioni; 2) all’accordo quadro per aumentare le risorse per il finanziamento di nuovi investimenti, attraverso l’individuazione di progetti per la realizzazione di infrastrutture e studiare le forme di finanziamento delle opere; l’identificazione di progetti sostenuti da fondi strutturali europei ai quali aggiungere risorse BEI in diversi campi; l’assistenza tecnica a soggetti che programmano l’impiego dei fondi strutturali per il ciclo 2014—2020 in modo da ottimizzare l’utilizzo di queste risorse in combinazione con i fondi della BEI;
– la creazione della task force “Finanza per la crescita”, presso le segreterie tecniche del Ministero dell’economia e delle finanze, del Ministero dello Sviluppo economico e della Banca d’Italia, volte a individuare soluzioni concrete in grado di facilitare la disponibilità di risorse finanziarie per le imprese: questo obiettivo è stato perseguito favorendo lo sviluppo delle emissioni obbligazionarie e dei fondi di credito – anche attraverso l’estensione dell’intervento del Fondo Centrale di Garanzia a questi strumenti – e un maggior coinvolgimento degli investitori istituzionali che veicolano il risparmio di lungo termine, anche nell’erogazione diretta del credito: a tale ultimo proposito la Nota sottolinea come le proposte elaborate dalla predetta task force siano anche confluite in misure legislative intese a favorire l’accesso al credito non bancario contenute nel decreto “Competitività” (decreto-legge n. 91 del 2014) e nel decreto – legge “Sblocca Italia” (decreto-legge n. 133 del 2014), con particolare riferimento:
a) alla concessione anche alle imprese di assicurazione e alle società di cartolarizzazione italiane della possibilità di concedere finanziamenti diretti alle imprese (articolo 22 del decreto – legge n. 91 del 2014);
b) al progressivo potenziamento dello strumento dell’Aiuto alla crescita economica (ACE), sia sotto il profilo dell’operatività soggettiva che per quanto riguarda l’ampiezza dell’agevolazione per le imprese quotate (articolo 19 del decreto – legge n. 91);
c) alla riduzione da 120.000 a 50.000 euro della misura del capitale sociale minimo per le società per azioni (articolo 20 del decreto – legge n. 91);
d) alle agevolazioni per la quotazione delle PMI e delle imprese familiari recate dall’articolo 20 del decreto – legge n. 91 del 2014 (introduzione di una specifica definizione dimensionale di PMI emittenti azioni quotate; possibilità delle PMI rientranti in tale definizione di modificare in via statutaria la soglia rilevante per le offerte pubbliche di acquisto obbligatorie; modifiche alla disciplina dell’OPA da consolidamento delle PMI; innalzamento dal 2 al 5 per cento della soglia delle partecipazioni rilevanti da comunicare alla CONSOB e alla società partecipata; possibilità di prevedere – in via statutaria – l’attribuzione di un diritto di voto maggiorato, con un limite di due voti, per tutte le azioni detenute da uno stesso azionista per un periodo consecutivo indicato nello statuto, non inferiore a 24 mesi);
d) all’incentivazione delle imprese all’emissione di strumenti finanziari e alla rimozione dei vincoli fiscali gravanti sulle operazioni di private placement, per i quali gli interessi e gli altri proventi non saranno più gravati dalla ritenuta alla fonte (pari al 26 per cento dal 1° luglio), per effetto dell’articolo 21 del decreto-legge n. 91.
La Nota segnala quindi l’attuazione delle disposizioni dell’articolo 12 del decreto-legge n. 145 del 2013 che consente di fatto l’accesso al Fondo Centrale di Garanzia anche a favore delle società di gestione del risparmio che sottoscrivano obbligazioni o titoli similari emessi da piccole e medie imprese (cosiddetti “mini bond”).
Tra gli strumenti pubblici a sostegno delle imprese e per l’accesso al credito la Nota cita prima di tutto lo strumento agevolativo (istituito dal decreto-legge n. 69 del 2013, cosiddetto “del fare”) della cosiddetta “Nuova Sabatini” rivolto alle PMI, operanti in tutti i settori produttivi, inclusi agricoltura e pesca, che realizzano investimenti (anche mediante operazioni di leasing finanziario) in macchinari, impianti, beni strumentali di impresa e attrezzature nuovi di fabbrica ad uso produttivo, nonché investimenti in hardware, software e tecnologie digitali.
Inoltre la Nota rammenta le misure pattizie di sospensione delle rate dei finanziamenti delle PMI e, in particolare, l’Accordo per il credito 2013 (prorogato al 31 dicembre 2014).
Le misure legislative di sostegno all’economia reale comprendono anche le disposizioni volte ad ampliare l’operatività della Cassa Depositi e Prestiti, sia della gestione separata (finanziata con risparmio postale e titoli assistiti da garanzia statale) sia della gestione ordinaria (finanziata con risorse tratte sul mercato), per effetto di quanto disposto dall’articolo 10 del decreto – legge n. 133 del 2014. Per quanto riguarda la gestione separata, la norma mira a consentire l’utilizzo delle risorse di tale gestione per operazioni con finalità di interesse economico generale (nell’ambito, tra l’altro, dei settori ricerca, sviluppo e innovazione, educazione, protezione civile, immobiliare, energia, ambiente). Con riguardo alla gestione ordinaria, la norma consente a CDP di intervenire anche a supporto delle politiche pubbliche nazionali, per progetti di investimento che contribuiscano allo sviluppo di tecnologie innovative e alla ricerca applicata in campo industriale, nel settore energetico e in quello ambientale.
L’incentivazione al ricorso del mercato dei capitali è stata attuata anche attraverso incentivi fiscali e semplificazioni finanziarie all’emissione di titoli obbligazionari; in tale filone si inseriscono le disposizioni che hanno equiparato il trattamento fiscale dei project bond a quello dei titoli di Stato. Accanto alle misure fiscali si collocano alcune, che prevedono la possibilità di utilizzo di titoli al portatore, per favorirne la migliore trasferibilità sul mercato dei capitali e lo snellimento delle garanzie, recate dall’articolo 13 del decreto – legge n. 133 del 2014.
Il supporto all’internazionalizzazione delle imprese è stato garantito attraverso la disposizione di cui all’articolo 32 del decreto – legge n. 91 del 2014 che estende la garanzia dello Stato per rischi non di mercato anche a favore delle operazioni effettuate dalla SACE, in caso di operazioni riguardanti settori strategici oppure società di rilevante interesse nazionale, in termini di livelli occupazionali, di fatturato o di ricaduta per il sistema economico.
La Nota ricorda altresì, ai sensi dell’articolo 15 del decreto-legge n. 133 del 2014, si prevede l’istituzione di un Fondo di servizio, avente durata di dieci anni prorogabili, con lo scopo di rilanciare le imprese industriali italiane caratterizzate da “equilibrio economico positivo” e che necessitino di adeguata patrimonializzazione. Scopo del Fondo è il sostegno finanziario e patrimoniale attraverso nuove risorse che favoriscano, tra l’altro, processi di consolidamento industriale rivolgendosi alle imprese con un numero di addetti non inferiore a 150 e con prospettive di mercato. L’intervento del Fondo sarà costituito da operazioni di patrimonializzazione al servizio dello sviluppo operativo e dei piani di medio-termine.
Nell’ambito della Raccomandazione n. 5, relativa al mercato del lavoro, per quanto riguarda i profili di competenza della Commissione Finanze, la Nota di aggiornamento dà conto di alcune misure fiscali volte a incentivare l’occupazione.
In merito si ricorda che l’articolo 24 del decreto – legge n. 83 del 2012 e le relative misure di attuazione hanno definito le modalità di presentazione delle istanze, da parte delle imprese, per la richiesta del credito d’imposta per l’assunzione a tempo indeterminato di personale altamente qualificato in attività di ricerca e sviluppo.
In particolare, a tal fine è previsto un credito d’imposta del 35 per cento, con un tetto massimo di 200.000 euro annui per impresa, sulle spese effettuate per le nuove assunzioni relative a personale in possesso di: dottorato di ricerca; laurea magistrale in discipline di ambito tecnico o scientifico, impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo.
Nell’ambito delle misure per la povertà e l’esclusione sociale, la Nota ricorda le misure in favore dell’accesso all’abitazione, in particolare per quanto riguarda l’istituzione del Fondo di garanzia per la prima casa (con cui lo Stato si fa garante di ultima istanza, nella misura massima del 50 per cento della quota capitale, per i finanziamenti concessi per l’acquisto, la ristrutturazione e accrescimento dell’efficienza energetica della prima casa) assegnandovi una dotazione di 200 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016, nonché le detrazioni fiscali, previste dall’articolo 7 del decreto – legge n. 47 del 2014 per il triennio 2014-2016, in favore dei conduttori di alloggi sociali adibiti ad abitazione principale.
Nell’ambito della Raccomandazione n. 7 della Commissione europea, relativa ai temi della semplificazione e concorrenza, la Nota di aggiornamento dà conto delle misure fiscali di rilancio del settore immobiliare, tra cui la rinnovata disciplina delle SIIQ (Società di investimento immobiliare quotate).
Al riguardo segnala come l’articolo 20 del decreto-legge n. 133 del 2014, attualmente all’esame del Parlamento, modifichi la disciplina delle SIIQ per facilitare l’accesso al regime fiscale di favore previsto con la legge finanziaria 2007: sono quindi modificati i requisiti partecipativi dei soci e si uniforma il regime fiscale a quello dei fondi immobiliari. Si introducono inoltre ulteriori misure agevolative e un nuovo regime fiscale di esenzione e distribuzione delle plusvalenze realizzate sugli immobili oggetto di locazione. Viene incentivata la detenzione di azioni da parte di soggetti esteri che accedono alle convenzioni contro la doppia imposizione, nonché sono agevolati i passaggi di beni immobili tra SIIQ e fondi immobiliari. E’ infine favorito l’investimento in alloggi sociali mediante la riduzione della ritenuta sui relativi utili dal 20 al 15 per cento.
Nel settore delle assicurazioni, si segnala che al fine di incentivare l’efficienza produttiva, il controllo dei costi e l’individuazione delle frodi, l’IVASS ha definito il criterio di calcolo dei costi e delle eventuali franchigie sulla base dei quali vengono determinate le compensazioni tra compagnie nell’ambito del sistema di risarcimento diretto.
Per quanto riguarda l’Allegato I alla Nota di aggiornamento, recante la Relazione con la quale si illustra l’aggiornamento del piano di rientro verso il pareggio di bilancio, esso costituisce sotto alcuni aspetti uno degli elementi politicamente più rilevanti della documentazione sottoposta all’esame parlamentare.
In merito si ricorda preliminarmente che, qualora il Governo, a causa di un evento eccezionale, intenda discostarsi dagli obiettivi programmatici di bilancio precedentemente indicati, debba sentire in merito la Commissione europea e poi presentare una relazione alla Camera, chiedendo al riguardo un’autorizzazione al Parlamento, che indichi la durata e misura dello scostamento, le finalità cui destinare le risorse resesi disponibili a seguito dello scostamento e il relativo piano di rientro.
In tale contesto normativo gli eventi eccezionali che motivano la richiesta di scostamento dagli obiettivi di pareggio di bilancio sono indicati dalla Relazione in una distanza molto ampia tra il PIL potenziale e quello reale, nel tasso di crescita negativo atteso per il 2014, nonché nei rischi di deflazione derivanti dalle negative prospettive di crescita anche per il 2015.
Sulla base di tali considerazioni l’incremento dell’indebitamento, fino ad un importo massimo di 11,5 miliardi, per il quale si richiede l’autorizzazione, consentirà di finanziare una serie di misure considerate particolarmente rilevanti per sostenere la crescita economica e ridurre la pressione fiscale sulle famiglie e le imprese.
In particolare, tra tali misure, che coinvolgono sotto alcuni aspetti la competenza della Commissione Finanze, la Relazione indica:
– l’innalzamento dell’offerta e della qualità del sistema della formazione;
– il sostegno agli investimenti attraverso il superamento del patto di stabilità interno e il passaggio al principio del pareggio di bilancio;
– la riduzione del prelievo sulle imprese, attraverso ulteriori interventi sull’IRAP;
– l’aumento degli stanziamenti per gli ammortizzatori sociali;
– il rifinanziamento del bonus IRPEF a favore dei redditi medio-bassi, stabilizzando per il 2015 le misure in materia già contenute nel decreto-legge n. 66 del 2014;
– il rifinanziamento per il 2015 delle spese a politiche invariate.
Tali misure saranno contenute nel disegno di legge di stabilità per il 2015 che il Governo si accinge a presentare, in continuità con i provvedimenti già adottati nel corso del 2014.
Per quanto riguarda i profili temporali di rientro del rapporto deficit-PIL, la Relazione esprime l’impegno del Governo a riprendere il percorso di convergenza verso il pareggio di bilancio nel 2016 prevedendo il raggiungimento del pareggio di bilancio in termini strutturali nel 2017, con un anno di ritardo rispetto a quanto indicato nel DEF 2014, che prevedeva il raggiungimento del pareggio nel 2016, anno nel quale la Relazione prevede invece un livello di indebitamento pari allo 0,4 per cento del PIL. Le misure di correzione dei conti pubblici necessarie per rispettare tale piano di rientro saranno indicate nella legge di stabilità per il 2015, la quale conterrà un’apposita clausola di salvaguardia automatica, di natura tributaria, volta a garantire tale obiettivo. Inoltre la Relazione evidenzia con un contributo particolarmente importante alla realizzazione dell’obiettivo di pareggio sarà fornito dalle misure di privatizzazione, che dovranno assicurare introiti pari allo 0,7 per cento del PIL per ciascun anno dal 2015 al 2018.