La decisione del Governo di applicare le sanzioni adottate in sede comunitaria nei confronti della Russia, a seguito degli scontri in Ucraina, sta mettendo in ginocchio diversi settori economici del Paese e a pagarne il prezzo più alto sono le nostre piccole e medie imprese. L’adozione delle sanzioni da parte dell’Unione Europea, a cui ha partecipato anche il nostro Governo, ha avuto un ruolo detonatore nel peggiorare la situazione economica complessiva, inserendosi in un contesto di debolezza delle due economie preesistente al conflitto. Pur condividendo l’obiettivo di riportare stabilità nelle aree coinvolte dagli scontri armati, ritengo che la linea adottata dal Governo di accettare e non ostacolare il quadro sanzionatorio europeo nei confronti della Russia sia fortemente controproducente per l’economia nazionale e abbia contribuito a innescare il crollo di un mercato già fragile. La Federazione russa da mercato di sbocco più interessante per il Made in Italy si è trasformata in un problema per il nostro Paese. Secondo le recenti stime infatti, sono pari a 2,4 miliardi di euro i prodotti non venduti, appartenenti a varie categorie che vanno dalla meccanica strumentale al settore della moda e dell’agroalimentare. L’impatto delle sanzioni rischia di azzerare definitivamente le economie locali, producendo effetti disastrosi per le imprese e le famiglie, se si considera che il peggioramento dell’interscambio commerciale, dovuto al rallentamento delle nostre esportazioni verso la Russia del 12% nel 2014, produrrà una perdita totale di export pari a 2,4 miliardi di euro nel biennio 2014-2015. Alle ricadute dirette sull’export vanno, inoltre, aggiunte le ripercussioni legate alla maggiore incertezza nel sistema dei pagamenti che rende le operazioni di compravendita più complesse.
Le sanzioni economiche stanno facendo venir meno tutti gli sforzi che l’Italia ha messo in campo negli ultimi anni per rafforzare le relazioni economiche e commerciali con Mosca.
Su base regionale, la Marche sono la Regione più a rischio, poiché esporta in Russia beni per un ammontare di 675 milioni di euro, ossia il 6,6% del totale nazionale e, soprattutto, presenta un’incidenza dell’export russo sul proprio valore aggiunto regionale pari all’1,9%. L’impatto negativo ricadrà come sempre sui lavoratori e in particolare su quelle aziende che hanno come unico mercato di sbocco quello russo. Dall’inizio della crisi a oggi, sono scomparse, solo nella Regione Marche, circa 4 mila aziende, di cui 2.400 artigiane e le restanti fanno fatica a sostenere le conseguenze negative di questa ulteriore crisi.
A fronte di questo allarmante scenario, ho presentato una Risoluzione al Governo mediante la quale si chiede di prestare particolare attenzione alla grave e peculiare situazione in cui si trovano le nostre PMI, peggiorata a partire dalla seconda metà del 2014, a seguito dell’imposizione delle sanzioni europee. Credo sia opportuno che il Governo metta in campo tutte le iniziative necessarie affinché sia posta fine all’applicazione del quadro sanzionatorio per evitare di mettere ancora di più a rischio i comparti economici vitali per la nostra economia e che in questo momento vedono nel mercato russo uno dei migliori sbocchi commerciali. Pertanto, la risoluzione intende far sì che il Governo possa avere per queste aziende, che hanno subito danni in seguito alle sanzioni, un’attenzione diversa rispetto a quelle che si trovano a dover affrontare una normale crisi di mercato. In particolare, la mia proposta è quella di equiparare la peculiare situazione di crisi delle nostre PMI a quella in cui si trovano le imprese dei territori colpiti da calamità naturali e quindi di garantire loro le stesse agevolazioni e i medesimi vantaggi di queste.
Alla luce della diretta responsabilità del Governo, che pur perseguendo finalità positive, ha contribuito ad aggravare lo scenario economico nazionale applicando il quadro sanzionatorio europeo nei confronti della Federazione Russa, propongo di valutare la possibilità di elaborare provvedimenti normativi che assicurino a queste aziende, e in particolare a quelle esportatrici verso questo mercato di oltre il 50% la propria produzione, l’opportunità di usufruire di sgravi fiscali e incentivi volti a sopportare meglio questo periodo di difficoltà in attesa che la situazione si stabilizzi e che il mercato russo torni a riassorbire i nostri prodotti.
Nella fattispecie propongo di sospendere i versamenti contributivi e gli adempimenti tributari per le imprese che nel 2013 e nel 2014 hanno esportato più del 50% del valore della loro produzione in Russia, prevedendo altresì la sospensione del pagamento delle rate dei mutui, tranne la parte relativa agli interessi, fino al termine delle sanzioni. Ritengo sia opportuno sospendere anche i versamenti derivanti dalle cartelle notificate dagli agenti della riscossione o da accertamenti esecutivi. Pertanto, dal momento che le nostre aziende sono state colpite duramente dalle sanzioni che il nostro Governo, insieme all’Europa, hanno imposto alla Russia, ritengo sia giusto e opportuno che esse debbano poter avere un sostegno per risollevarsi e tornare al livello produttivo precedente la crisi.