La Commissione è stata chiamata a esaminare nuovamente, ai fini del parere al Governo, lo schema di decreto legislativo in materia di trasmissione telematica delle operazioni IVA e di controllo delle cessioni di beni effettuate attraverso distributori automatici (Atto n. 162-bis), trasmesso dal Governo dopo la seconda deliberazione preliminare del Consiglio dei ministri. La Commissione Finanze ha già esaminato lo schema di decreto (Atto n. 162), nel testo trasmesso una prima volta dal Governo, esprimendo su di esso parere favorevole, con alcune osservazioni, il 18 giugno 2015. Pertanto, lo schema di decreto è stato predisposto ai sensi della delega per la riforma del sistema fiscale conferita al Governo dalla legge n. 23 del 2014. In particolare, lo schema di decreto attua i criteri di delega indicati dall’articolo 9 della legge di delega, il quale, nell’ambito delle attività volte a rafforzare l’attività conoscitiva e di controllo, delega il Governo a introdurre norme per il rafforzamento dei controlli, prevede, al comma 1, lettera d), l’incentivazione, mediante una riduzione degli adempimenti amministrativi e contabili a carico dei contribuenti, dell’utilizzo della fatturazione elettronica e della trasmissione telematica dei corrispettivi, nonché di adeguati meccanismi di riscontro tra la documentazione in materia di imposta sul valore aggiunto (IVA) e le transazioni effettuate, potenziando i relativi sistemi di tracciabilità dei pagamenti. Ai sensi della successiva lettera g) del predetto comma 1, il Governo è delegato a prevedere specifici strumenti di controllo relativamente alle cessioni di beni effettuate attraverso distributori automatici. Per quanto riguarda il contenuto dello schema di decreto, l’articolo 1, comma 1, introduce la possibilità, per i contribuenti che vi opteranno, di utilizzare gratuitamente il servizio per la generazione, trasmissione e conservazione delle fatture elettroniche che l’Agenzia delle entrate metterà a disposizione a decorrere dal 1o luglio 2016. In tale ambito, rispetto al testo del decreto legislativo originario, è stata integrata la rubrica dell’articolo (« fatturazione elettronica » nel testo dell’Atto n. 162), aggiungendo il riferimento alla «trasmissione telematica delle fatture e dei relativi dati». Inoltre, accogliendo l’osservazione di cui alla lettera a) del parere espresso dalla Commissione Finanze della Camera (e di cui al numero 1 del parere espresso dalla Commissione Finanze del Senato) rispetto al testo originario è stato specificato che il servizio messo a disposizione dall’Agenzia delle entrate riguarda non solo la generazione e la trasmissione, ma anche la « conservazione » delle fatture elettroniche. Lo stesso comma 1 prevede l’emanazione di un decreto del Ministro dell’economia e delle finanze che individui specifiche categorie di soggetti passivi ai quali vengano messi a disposizione i servizi di generazione, trasmissione e conservazione delle fatture elettroniche, già previsto dall’articolo 4, comma 2, del decreto del Ministro delle finanze, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, 3 aprile 2013, n. 55. Il sistema gratuito viene messo a disposizione dei soggetti individuati dal decreto ministeriale anche con riferimento all’invio di fattura elettronica a soggetti diversi dalle pubbliche amministrazioni, per le quali è posto l’obbligo di fatturazione elettronica dall’articolo 1, comma 209, della legge n. 244 del 2007 (legge finanziaria per il 2008). Il sistema gratuito verrebbe quindi messo a disposizione anche per le fatture elettroniche scambiate tra privati. In merito inoltre, rispetto al testo originario del comma 1, il decreto di individuazione dei soggetti passivi è emanato dal Ministro dell’economia e delle finanze, sentite le associazioni di categoria, laddove tale specificazione non era presente nel testo originario dello schema di decreto. In tale ambito, accogliendo l’osservazione di cui alla lettera d) del parere approvato dalla Commissione Finanze della Camera che suggeriva l’emanazione del decreto di individuazione dei soggetti passivi « sentite le associazioni di categoria », viene stabilito che sono sentite le associazioni nell’ambito dei forum nazionali sulla fatturazione elettronica istituiti in base alla decisione della Commissione europea COM (2010) 8467. Ai sensi del comma 2, i contribuenti potranno utilizzare il Sistema di Interscambio di cui all’articolo 1, commi 211 e 212, della legge finanziaria per il 2008, finalizzato alla trasmissione e ricezione delle fatture elettroniche tra privati residenti nel territorio delle Stato, secondo il formato della fattura elettronica definito « fattura PA ». Inoltre, a decorrere dal medesimo termine iniziale, l’Agenzia delle entrate metterà a disposizione dei contribuenti, in via telematica, le informazioni acquisite dal Sistema di Interscambio. Quindi, rispetto al testo originario, lo schema di decreto nuovamente trasmesso prevede che le informazioni siano messe a disposizione anche « in formato strutturato ». Tale modifica accoglie anch’essa l’osservazione di cui alla lettera a) del parere approvato dalla Commissione Finanze della Camera, la quale segnalava la necessità di prevedere soluzioni tecnologiche moderne, che consentano anche la traduzione dei dati nel formato strutturato previsto. Il comma 3 dispone che con riferimento alle operazioni rilevanti ai fini IVA, a decorrere dal 1o gennaio 2017, i soggetti passivi IVA potranno optare per l’invio telematico all’Agenzia delle entrate di tutte le fatture (più precisamente, secondo una specificazione introdotta dal testo dello schema, dei dati di tutte le fatture) emesse e ricevute (nonché delle relative variazioni) mediante l’utilizzo del sistema di interscambio; in tal caso l’opzione avrà effetto per cinque anni a decorrere dall’inizio dell’anno solare in cui è esercitata e se non revocata si rinnoverà automaticamente ogni cinque anni. Il comma 4 rinvia a un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate la definizione delle regole tecniche ed i termini per la trasmissione telematica secondo principi di semplificazione, economicità e di minimo aggravio per i contribuenti. Secondo una modifica apportata al testo originario, il provvedimento dovrà definire anche le soluzioni tecniche più adatte all’attuazione della norma. In tale ambito segnala come sia stata accolta l’osservazione di cui alla lettera e) del parere reso dalla Commissione Finanze della Camera, nella quale veniva chiesto di cancellare il richiamo alle associazioni di categoria, in quanto esse sono già presenti nel forum nazionale. Conseguentemente nel nuovo testo viene stabilito che il provvedimento è emanato « sentite le associazioni di categoria nell’ambito di forum nazionale » (e non, come nel testo dell’Atto n. 162, « anche nell’ambito di forum nazionali »): la consultazione risulta quindi effettivamente circoscritta alle associazioni presenti nel predetto forum nazionale. Il comma 5 prevede che con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, da emanarsi entro sei mesi dall’entrata in vigore del decreto legislativo di cui allo schema in esame, saranno stabilite delle modalità semplificate di controlli a distanza degli elementi acquisiti dall’Agenzia delle entrate, al fine di ridurre gli adempimenti dei contribuenti ed escludere duplicazione di attività conoscitiva. Il comma 6 disciplina il trattamento sanzionatorio applicabile ai casi di omissione della trasmissione ovvero di trasmissione di dati incompleti o inesatti. A tal fine esso rinvia, per l’individuazione della sanzione amministrativa pecuniaria applicabile, all’articolo 11, comma 1 del decreto legislativo n. 471 del 1997, relativo alle sanzioni tributarie non penali. Sempre con riferimento ai temi trattati dall’articolo 1 dello schema non è stata invece accolta l’osservazione di cui alla lettera c) del parere espresso dalla Commissione Finanze della Camera (e di cui all’ultimo paragrafo del numero 1) del parere approvato dalla Commissione Finanze del Senato) con cui veniva segnalata l’opportunità, nel medio periodo – valutandone peraltro gli effetti in via sperimentale – di introdurre l’obbligo di invio telematico all’Agenzia delle entrate dei dati delle fatture, in coincidenza con i termini di liquidazione periodica dell’IVA. A tale proposito l’osservazione sottolineava come l’introduzione di tale obbligo sarebbe stata utile ai fini del contrasto all’evasione e della semplificazione degli adempimenti e dei costi di gestione posti in capo ai contribuenti. Inoltre, i suddetti pareri invitavano il Governo a valutare ulteriori forme di semplificazione degli adempimenti: in particolare le Commissioni dei due rami del Parlamento invitavano il Governo a valutare la soppressione delle norme, recate dalla legge di stabilità per il 2015, relative a reverse charge e split payment. Evidenzia quindi come, a fronte di tali osservazioni, la formulazione dell’articolo 1 dello schema mantenga invece il carattere opzionale dell’utilizzo del servizio per la generazione, trasmissione e conservazione delle fatture elettroniche. Anche in relazione alla soppressione dei citati meccanismi introdotti dalla legge di stabilità 2015, il nuovo testo non reca l’abrogazione delle norme qui ricordate. In merito, la relazione illustrativa allegata allo schema di decreto afferma che il Governo non ha ritenuto di conformarsi sotto questo aspetto ai pareri delle Commissioni parlamentari in quanto l’introduzione nell’ordinamento di tali istituti risponde ad esigenze di contrasto all’evasione fiscale, mentre le misure recate dallo schema di decreto legislativo in esame, basandosi sulla libera scelta dei contribuenti, forniscono solamente informazioni di tipo parcellizzato e non completo e, conseguentemente, non si configurano come una fonte informativa alternativa capace di garantire un efficace contrasto all’evasione fiscale in materia di IVA. Non è stata inoltre accolta l’osservazione di cui alla b) del parere espresso dalla Commissione Finanze della Camera la quale chiedeva che l’Agenzia delle entrate elabori una codificazione universale delle causali IVA da utilizzare nella contabilità, al fine di agevolare l’inserimento dei dati ricevuti dai fornitori attraverso il sistema di interscambio. Al riguardo, la relazione illustrativa allegata allo schema dichiara che il Governo non ha ritenuto di accogliere il rilievo, in quanto il formato XML di cui al DM n. 55 del 2013, utilizzato per trasmettere le fatture alla pubblica amministrazione, già contiene una specifica delle causali IVA inseribili in fattura. Conseguentemente, ove tutti i contribuenti optassero per la generazione delle rispettive fatture attive secondo tale formato, ovvero, in alternativa tutti i software gestionali utilizzassero la decodifica prevista dal formato XML, si otterrebbe la codifica uniforme delle predette causali. Illustra quindi l’articolo 2 dello schema, il quale si rivolge a tutti i soggetti che effettuano cessioni di beni e prestazioni di servizi (essenzialmente nel settore del commercio) prevedendo per essi la facoltà di trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate i dati dei corrispettivi, in sostituzione degli obblighi di registrazione. L’opzione ha effetto per cinque anni e si estende, ove non revocata di quinquennio in quinquennio. Si tratta, in sostanza, del superamento dello scontrino ai fini fiscali. Resta comunque fermo l’obbligo di emissione della fattura su richiesta del cliente, necessaria ad esempio per attivare una garanzia, o per dimostrare un avvenuto acquisto. Per i gestori dei distributori automatici la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei dati è obbligatoria. I suddetti adempimenti saranno effettuati mediante strumenti tecnologici che garantiranno l’inalterabilità e la sicurezza dei dati; sarà comunque un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate a dettare le modalità applicative delle disposizioni in parola. Viene fatto quindi rinvio ad un decreto interministeriale con il quale potranno essere individuate diverse tipologie di documentazione atte a rappresentare, anche ai fini commerciali, le operazioni effettuate. Infine sono previste specifiche sanzioni nei diversi casi di violazione delle disposizioni in esame. Il comma 1 prevede che tutti i soggetti che effettuano le cessioni di beni e prestazioni di servizi al minuto e attività assimilate, ai sensi dell’articolo 22 del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, possono optare per la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei dati dei corrispettivi giornalieri delle cessioni dei beni e delle prestazioni di servizi di cui agli articoli 2 e 3 del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972. L’opzione ha effetto per cinque anni, decorrenti dall’inizio dell’anno solare in cui essa è esercitata, e se non revocata, si rinnova automaticamente di quinquennio in quinquennio. La memorizzazione elettronica e la trasmissione dei dati dei corrispettivi, tiene luogo agli obblighi di registrazione di cui all’articolo 24, primo comma, del medesimo decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972. Il contenuto del citato articolo 24, in via generale, riguarda gli obblighi di registrazione dei corrispettivi; in particolare è previsto che i commercianti al minuto e gli altri contribuenti di cui al citato articolo, in luogo del registro delle fatture, possono annotare in apposito registro, relativamente alle operazioni effettuate in ciascun giorno, l’ammontare globale dei corrispettivi delle operazioni imponibili e delle relative imposte, distinto secondo l’aliquota applicabile distintamente per ciascuna tipologia di operazioni indicata. L’annotazione deve essere eseguita, con riferimento al giorno in cui le operazioni sono effettuate, entro il giorno non festivo successivo. Nella determinazione dell’ammontare giornaliero dei corrispettivi devono essere computati anche i corrispettivi delle operazioni effettuate con emissione di fattura, comprese quelle relative ad immobili e beni strumentali. Il comma 2 prevede che la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei corrispettivi sia resa obbligatoria, a decorrere dal 1o gennaio 2017, per i soggetti passivi che effettuano cessioni di beni tramite distributori automatici. Accogliendo l’osservazione di cui alla lettera g) del parere espresso dalla Commissione Finanze della Camera dei deputati (e di cui al numero 3) del parere reso dalla Commissione Finanze del Senato) nella quale viene sottolineata l’opportunità di non prevedere modificazioni alle apparecchiature, ai fini della trasmissione telematica, con conseguenti nuovi oneri in capo agli operatori, la nuova formulazione del comma 2 stabilisce che il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate previsto al comma 4 dovrà indicare soluzioni tecniche finalizzate a garantire la sicurezza e l’inalterabilità dei dati relativi ai corrispettivi acquisiti dagli operatori senza prevedere specifiche modifiche ai distributori automatici. Il comma 3 dispone che la memorizzazione e la trasmissione dei dati avvenga mediante l’utilizzo di apparecchi tecnologici in grado di garantire l’inalterabilità e la sicurezza dei dati, comprese le informazioni che consentono i pagamenti con carta di debito e di credito. Il comma 4 demanda ad un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate, sentite le associazioni di categoria anche nell’ambito di forum nazionali sulla fatturazione elettronica istituiti in base alla citata decisione della Commissione europea COM (2010) 8467, la definizione delle modalità di opzione, le informazioni da trasmettere, le modalità tecniche e i termini per la trasmissione telematica ed ogni altra disposizione necessaria in attuazione delle disposizioni in esame. Il comma 5 prevede che la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi rappresenti una modalità sostitutiva di assolvimento dell’obbligo di certificazione fiscale dei corrispettivi stessi, dal comma 1 (come precisato grazie a una specificazione contenuta nel testo in esame) dell’articolo 12, della legge n. 413 del 1991 (scontrino fiscale e ricevuta fiscale) e dal decreto del Presidente della Repubblica n. 696 del 1996. Nel caso di richiesta da parte del cliente, resta comunque fermo l’obbligo di emissione della fattura; con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze da emanarsi di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, possono essere individuate tipologie di documentazione idonee a rappresentare, anche a fini commerciali le operazioni in parola. Anche in questo caso, rispetto al testo originario, è stata inserita la previsione secondo la quale il provvedimento è emanato « sentite le associazioni di categoria ». Il comma 6 prevede, a carico dei soggetti che optano per la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica e dei soggetti che effettuano cessioni di beni tramite distributori automatici, le sanzioni di cui agli articoli 6, comma 3 e 12, comma 2, del decreto legislativo n. 471 del 1997 in caso di mancata memorizzazione o omissione della trasmissione, o nel caso di memorizzazione o trasmissione incompleta o non veritiera. Le sanzioni previste dai citati articoli 6, comma 3 e 12, comma 2, del decreto legislativo n. 471 del 1997, prevedono rispettivamente: una sanzione pari al cento per cento dell’imposta corrispondente all’importo non documentato in caso di mancata emissione di ricevute fiscali, scontrini fiscali o documenti di trasporto, emissione di tali documenti per importi inferiori a quelli reali, omesse annotazioni su apposito registro dei corrispettivi relativi a ciascuna operazione in caso di mancato o irregolare funzionamento degli apparecchi misuratori fiscali; in caso di quattro distinte violazioni – nel corso di un quinquennio – dell’obbligo di emettere la ricevuta fiscale o lo scontrino fiscale compiute in giorni diversi, la sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività ovvero dell’esercizio dell’attività medesima per un periodo da tre giorni ad un mese. Se l’importo complessivo dei corrispettivi oggetto di contestazione eccede la somma di euro 50.000 la sospensione è disposta per un periodo da un mese a sei mesi. Sempre con riferimento ai contenuti dell’articolo 2 segnala come non sia stata accolta l’osservazione di cui alla lettera f) del parere approvato dalla Commissione Finanze della Camera dei deputati (e di cui al numero 2) del parere approvato dalla Commissione Finanze del Senato) la quale invitava il Governo a prevedere detrazioni fiscali, anche nella forma di crediti di imposta, per le spese sostenute dai contribuenti in relazione alla trasmissione e alla memorizzazione dei dati dei corrispettivi giornalieri. Secondo quanto rappresentato dalla relazione illustrativa allo schema di decreto il mancato accoglimento di tale osservazione si deve alla mancanza di adeguata copertura dei relativi oneri. L’articolo 3 reca incentivi all’opzione per la trasmissione telematica delle fatture e dei corrispettivi. In particolare, esso prevede, per i soggetti che effettuano l’opzione per la trasmissione telematica delle fatture (di cui all’articolo 1, comma 3) e, sussistendone i presupposti, per coloro che effettuano sia la predetta opzione che quella relativa alla trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi (articolo 2, comma 1), che vengano meno i seguenti obblighi: le comunicazioni dei dati rilevanti a fini IVA (cosiddetto « spesometro »), introdotto dall’articolo 21 del decreto n. 78 del 2010, inizialmente come obbligo di comunicare per via telematica all’Agenzia delle entrate tutte le operazioni rilevanti ai fini IVA svolte dagli operatori, purché aventi importo pari o superiore a 3.000 euro e quindi modificato dall’articolo 2 del decreto-legge n. 16 del 2012 nel senso di prevedere la comunicazione per le sole operazioni rilevanti a fini IVA soggette all’obbligo di fatturazione; pertanto si deve comunicare telematicamente l’importo complessivo delle operazioni attive e passive effettuate nei confronti di ciascun cliente o fornitore; per le operazioni per cui non è previsto l’obbligo di emissione della fattura, la comunicazione deve essere effettuata solo per le operazioni di importo non inferiore a 3.600 euro, IVA inclusa; le comunicazioni ai fini del monitoraggio delle transazioni con i paesi appartenenti alla cosiddetta « black list », prevista dall’articolo 1, comma 1, del decretolegge n. 40 del 2010 e finalizzata al contrasto delle frodi fiscali e finanziarie internazionali e nazionali operate, tra l’altro, nella forma dei cosiddetti « caroselli » e « cartiere » (la black list è un elenco dei Paesi in cui esiste un regime fiscale privilegiato la cui caratteristica essenziale consiste nell’avere un livello di tassazione basso o addirittura nullo; le black list esistenti ad oggi sono tre. Più precisamente vengono distinte le seguenti tipologie: black list persone fisiche; black list CFC (controlled foreign companies); black list ai fini della indeducibilità delle componenti negative di reddito; gli elenchi riepilogativi delle prestazioni intracomunitarie di servizi ricevuti e degli acquisti effettuati, limitatamente agli acquisti intracomunitari di beni e alle prestazioni di servizi ricevute da soggetti stabiliti in un altro Stato membro dell’Unione europea, previsti dall’articolo 50, comma 6, del decreto-legge n. 331 del 1993. Oltre agli obblighi appena ricordati, già contenuti nel testo originario dello schema di decreto, l’Atto del Governo n. 162-bis fa venir meno anche gli obblighi di comunicazione relativi a: contratti di leasing; contratti stipulati dagli operatori commerciali che svolgono attività di locazione e di noleggio, ai sensi dell’articolo 7, comma 12, del decreto del Presidente della Repubblica n. 605 del 1973; acquisti effettuati da operatori economici italiani che effettuano acquisti nella Repubblica di San Marino (ex articolo 16, lettera c), del decreto del Ministro delle finanze del 24 dicembre 1993 concernente la disciplina agli effetti dell’imposta sul valore aggiunto dei rapporti di scambio tra la Repubblica italiana e la Repubblica di San Marino). È poi previsto che i rimborsi IVA siano eseguiti in via prioritaria entro tre mesi dalla presentazione della dichiarazione annuale anche in assenza dei presupposti descritti dalle lettere a), b), c), d) ed e), del secondo comma (come meglio precisato nel nuovo testo dello schema), dell’articolo 30 del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972. Infine i termini di accertamento in materia di IVA ed imposte dirette, così come previsti rispettivamente dall’articolo 57, comma 1 del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972 e dall’articolo 43, comma 1 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, sono ridotti di un anno per quei contribuenti che garantiscano la tracciabilità dei pagamenti ricevuti ed effettuati nelle modalità che saranno stabilite con successivo del Ministro dell’economia e delle finanze. Tale previsione differisce dallo schema di decreto originario il quale demandava la definizione delle modalità al decreto legislativo di attuazione alla disposizione delegante in materia di tracciabilità dei pagamenti di cui all’articolo 9, comma 1, lettera d) della legge 11 marzo 2014, n. 23. Segnala quindi come, in relazione all’articolo 3 dello schema, non sia stata accolta l’osservazione di cui alla lettera h) del parere approvato dalla Commissione Finanze della Camera, la quale chiedeva di chiarire il meccanismo di applicazione dei benefici previsti dall’articolo 3 in presenza di fornitori che inviano ancora le fatture in modalità cartacea, consentendo la veicolazione delle stesse attraverso lo SDI, nonché di implementare un sistema di trasmissione anche verso soggetti (clienti) che abbiano deciso di non avvalersi dello SDI stesso, al fine di conseguire una piena dematerializzazione documentale a beneficio dei soggetti che utilizzano lo SDI. Sul primo punto dell’osservazione la relazione illustrativa allegata allo schema di decreto precisa che gli incentivi richiamati sono accordati ai soli contribuenti che eserciteranno l’opzione della trasmissione telematica di cui al comma 3, dell’articolo 1. L’opzione, infatti, vincola i contribuenti a trasmettere telematicamente i dati delle fatture in forma « strutturata », per cui non sarebbe possibile elaborare tempestivamente, controllare e mettere a disposizione degli stessi contribuenti le informazioni acquisite secondo una diversa modalità (carta ovvero files derivanti da scansione di documenti). Sul secondo punto della medesima osservazione la relazione illustrativa afferma che il Governo non ha potuto tener conto della richiesta perché non è possibile che formati diversi da quelli gestiti dallo SDI siano veicolati per il tramite dello SDI stesso, che tecnicamente si basa sulla acquisizione ed elaborazione dei files fattura che rispettano lo standard XML previsto dal DM n. 55 del 2013. Martedì 28 luglio 2015 — 175 — Commissione VI Non è stata inoltre accolta l’osservazione di cui al numero 4) del parere approvato dalla Commissione Finanze del Senato che proponeva di escludere dagli accertamenti analitico induttivi basati sulle presunzioni semplici i contribuenti che, utilizzando gli strumenti previsti dalle norme dello schema di decreto, assicurano la tracciabilità di pagamenti ricevuti ed effettuati. L’articolo 4, comma 1, dello schema, prevede, a decorrere dal 1o gennaio 2017 e per specifiche categorie di soggetti passivi IVA di minori dimensioni, la realizzazione, da parte dell’Agenzia delle entrate, di un programma di assistenza, differenziato in ragione dei diversi soggetti interessati, con cui sono messi a disposizione in via telematica i dati necessari per effettuare le liquidazioni periodiche e la dichiarazione annuale ai fini IVA. Vengono così meno gli obblighi di registrazione di cui agli articoli 23 (obbligo di registrazione delle fatture emesse) e 25 (obbligo di registrazione degli acquisti di beni e servizi effettuati) del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972 nonché l’obbligo di apposizione del visto di conformità e la garanzia previsti dall’articolo 38-bis del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972 (relativo alle modalità mediante le quali si effettuano i rimborsi d’imposta). Il comma 2 specifica che condizione necessaria per usufruire della riduzione dei citati adempimenti è che i soggetti passivi IVA effettuino la trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate di tutte le fatture e delle relative variazioni, emesse e ricevute (effettuata anche mediante il Sistema di Interscambio) e, qualora effettuino operazioni di cui all’articolo 22, del decreto del Presidente della Repubblica n. 633, optino per la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi così come previsto dall’articolo 2, comma 1, del presente decreto. Il comma 3 dispone che mediante apposito decreto del Ministro dell’economia e delle finanze saranno individuate le categorie di soggetti che potranno accedere al regime premiale, tra i quali possono rientrarvi anche soggetti non di minori dimensioni che svolgano attività d’impresa, arte o professione; per tali ultimi soggetti il regime si applica per il periodo in cui l’attività è iniziata e per i due successivi. Segnala, con riferimento all’articolo 4 dello schema, come non sia stata recepita l’osservazione di cui alla lettera i) del parere approvato dalla Commissione Finanze della Camera che proponeva l’introduzione di un’ulteriore disposizione al comma 1 recante l’abrogazione dell’articolo 1, comma 1, lettera c), relativa agli oneri di comunicazione per acquisti o importazioni senza l’applicazione dell’IVA. Al riguardo la relazione illustrativa allegata al nuovo schema di decreto richiama l’attenzione sul fatto che tali norme sono oggetto del decreto legislativo n. 175 del 2014, in tema di semplificazione fiscale e dichiarazione dei redditi precompilata, il quale, all’articolo 20, ha modificato la comunicazione all’Agenzia delle Entrate dei dati delle lettere di intento disciplinata dall’articolo 1, comma 1, lettera c), del decreto-legge n. 746 del 1983. In sostanza, per effetto delle modifiche proposte, viene posto in capo al cosiddetto « esportatore abituale » (soggetto che a determinate condizioni può porre in essere operazioni senza pagamento dell’IVA) l’obbligo di informare l’Agenzia delle entrate dei dati contenuti nella lettera d’intento da consegnare, ai fini dell’agevolazione predetta, al proprio fornitore. Illustra l’articolo 5, il quale è dedicato alla cessazione degli effetti premiali, disponendo la perdita dei benefici riconosciuti al contribuente per effetto dell’adesione al sistema di trasmissione telematica delle operazioni IVA nei casi in cui lo stesso sia incorso in talune violazioni. Nello specifico, per il contribuente che abbia optato per la fatturazione elettronica o per la trasmissione telematica dei corrispettivi è prevista la perdita del diritto alle « agevolazioni » di cui agli articoli 3 e 4, comma 1, dello schema nei casi in cui lo stesso: a) ometta l’invio telematico all’Agenzia delle entrate dei dati delle fatture emesse e ricevute; b) non trasmetta le relative variazioni; c) trasmetta dati incompleti o inesatti; d) ometta di inviare i dati dei corrispettivi. Ricorda che, al fine di favorire l’implementazione del sistema della fatturazione elettronica e la comunicazione telematica dei dati dei corrispettivi giornalieri per coloro che effettuano cessioni di beni e prestazioni di servizi al minuto, lo schema di decreto contempla in favore del soggetto che abbia optato per il nuovo sistema alcuni vantaggi rispetto ai contribuenti non optanti, che si sostanziano, per lo più, nell’esonero da taluni adempimenti amministrativi. Dette forme di incentivazione dunque verrebbero meno qualora il contribuente, nonostante l’avvenuta opzione per il sistema di trasmissione telematica, sia incorso nelle predette irregolarità ovvero abbia del tutto omesso l’effettuazione delle prescritte trasmissioni telematiche. Continuerebbe invece a fruire dei benefici previsti, qualora regolarizzi la propria posizione trasmettendo correttamente ed in via telematica i dati predetti entro il termine che sarà individuato in via generale nei provvedimenti del direttore dell’Agenzia delle entrate. La disposizione fa salva l’applicazione del regime sanzionatorio previsto agli articoli 1, comma 6, e 2, comma 6, dello schema. La prima norma richiamata (articolo 1, comma 6) riferisce all’omissione della trasmissione telematica della fatturazione elettronica ovvero all’invio di dati incompleti la sanzione di cui all’articolo 11, comma 1, del decreto legislativo n. 471 del 1997. È fatto altresì salvo il trattamento sanzionatorio previsto dall’articolo 2, comma 6, dello schema per i casi di mancata memorizzazione elettronica dei dati dei corrispettivi giornalieri delle cessioni dei beni e prestazioni di servizi e nei casi di omissione della trasmissione telematica di detti dati ovvero di memorizzazione o di trasmissione con dati incompleti o non veritieri. Anche in tal caso le sanzioni applicabili sono individuate per relationem attraverso il richiamo alle sanzioni previste dai già citati articoli 6, comma 3, e 12, comma 2, del medesimo decreto legislativo n. 471 del 1997. In virtù del primo rinvio, la sanzione amministrativa irrogabile è pari al 100 per cento dell’imposta corrispondente all’importo non documentato. Ai sensi del rinvio all’articolo 12, comma 2, del decreto legislativo n. 471, agli illeciti considerati dall’articolo 2, comma 6, dello schema è riferita anche la misura della sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività ovvero dall’esercizio dell’attività medesima per un periodo da tre giorni ad un mese. Se l’importo complessivo dei corrispettivi oggetto di contestazione eccede la somma di euro 50.000 la sospensione è disposta per un periodo da un mese a sei mesi. Rispetto alla formulazione originaria dell’articolo 5 dello schema segnala solamente una diversa formulazione nel comma 1, laddove nel nuovo testo si fa riferimento alla « trasmissione […] dei dati delle fatture (e non di « trasmissione di fatture elettroniche »). L’articolo 6 prevede che agli oneri derivanti dall’articolo 1, commi 1 e 2, pari a 9,34 milioni di euro per l’anno 2016, a 18,00 milioni di euro per l’anno 2017 e a 20,40 milioni di euro a decorrere dall’anno 2018, si provvede mediante corrispondente riduzione della dotazione del fondo di cui all’articolo 16, comma 1, ultimo periodo, della legge 11 marzo 2014, n. 23. Il fondo citato è quello istituito nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze mediante maggiori entrate derivanti dai decreti legislativi adottati ai sensi della legge n. 23 del 2014 (delega fiscale). Nella relazione tecnica si dà conto degli oneri del provvedimento, chiarendo che l’onere incrementale a regime conseguente alla scelta di mettere a disposizione il processo di conservazione elettronica a norma delle fatture elettroniche è stimabile in circa 6,35 milioni di euro. Al riguardo, rispetto alla precedente relazione tecnica (sull’Atto n. 162), in cui per l’attuazione delle disposizioni di cui all’articolo 2 non erano previsti oneri a carico dello Stato, nella nuova relazione tecnica si stima un costo una tantum di 1,22 milioni di euro (2016) e un costo a regime di 4,2 milioni di euro (a decorrere dal 2017). In merito, la Commissione Bilancio della Camera aveva espresso parere favorevole sui profili di copertura finanziaria del provvedimento, in occasione del primo esame parlamentare dello stesso. Quindi l’articolo 7 abroga, a decorrere dal 1o gennaio 2017, le disposizioni – di cui all’articolo 1, commi da 429 a 432, della legge n. 311 del 2004 – che regolano la possibilità, per le aziende della grande distribuzione commerciale, di trasmettere giornalmente all’Agenzia delle entrate i corrispettivi in via telematica, sostituendo in tal modo gli obblighi di certificazione fiscale dei corrispettivi stessi. In merito ricorda che la previsione da abrogare si riferisce sia alle imprese che operano con esercizi commerciali con superficie superiore a 150 metri quadri nei comuni con popolazione residente inferiore a 10.000 abitanti, o superficie superiore a 250 metri quadri nei comuni con popolazione residente superiore a 10.000, sia a quelle facenti parte di un gruppo definibile societario ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile, che operi con più punti di vendita sul territorio nazionale e che realizzi un volume d’affari annuo aggregato superiore a 10 milioni di euro. Al riguardo non è stata accolta l’osservazione di cui alla lettera l) del parere approvato dalla Commissione Finanze della Camera, che proponeva di anticipare i termini dell’abrogazione. Sottolinea quindi, in linea generale, come il complesso delle misure recate dallo schema di decreto vada nella direzione della digitalizzazione e dell’ammodernamento dell’Amministrazione finanziaria, introducendo un regime opzionale agevolato che risulta incentivato sia attraverso interventi di carattere fiscale sia attraverso la previsione di un supporto tecnico a favore dei contribuenti, così da sollevarli dall’assunzione di costi e oneri aggiuntivi. Ricordo quindi di aver formulato una proposta di parere favorevole sul provvedimento (allegato 1), la quale è stata trasmessa informalmente via e-mail a tutti i membri della Commissione nella giornata di ieri.
Pertanto, La VI Commissione Finanze della Camera dei deputati, esaminato lo schema di decreto legislativo in materia di trasmissione telematica delle operazioni IVA e di controllo delle cessioni di beni effettuate attraverso
distributori automatici (Atto n. 162-bis), trasmesso dal Governo dopo la seconda deliberazione preliminare del Consiglio di ministri; ribadita la notevole rilevanza dello schema di decreto, il quale consentirà di rafforzare, attraverso il riscontro tra la documentazione in materia di imposta sul valore aggiunto (IVA) e le transazioni
effettuate, l’efficacia dei controlli da parte dell’Amministrazione finanziaria, di ridurre gli adempimenti amministrativi e contabili a carico dei contribuenti, nonché di rendere più snello, rapido e immediato
il rapporto tra fisco e gli stessi contribuenti; rilevato positivamente come il Governo abbia recepito larga parte delle osservazioni contenute nel parere espresso il 18 giugno 2015 dalla Commissione Finanze della Camera sulla versione originaria dello schema di decreto; evidenziata l’opportunità di favorire l’approvazione nei tempi più rapidi possibili del provvedimento, attuando uno degli aspetti della delega per la riforma del sistema fiscale prevista dalla legge n. 23 del 2014 che non solo costituisce un elemento di modernizzazione dell’ordinamento
tributario, ma che può anche rappresentare un significativo fattore di innovazione del Paese, nonché un volano per
lo sviluppo della dotazione tecnologica dell’intero tessuto produttivo e imprenditoriale italiano, esprime
PARERE FAVOREVOLE.